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Come tutte le grandi opere anche la Nuova Linea Torino-Lione non può prescindere da un confronto aperto e costruttivo con il territorio che la ospiterà. Come ogni confronto costruttivo occorre però partire da informazioni oggettive, elementi certi senza i quali ogni dibattito risulta fumoso, retorico e strumentale.

Da quando si parla del progetto di collegamento ferroviario a alta capacità (per merci e viaggiatori) tra Torino e Lione la rete ha ospitato innumerevoli polemiche e dibattiti, confronti caratterizzati quasi sempre da toni molto accesi. Soprattutto, troppo spesso all’origine delle discussioni vi sono informazioni inesatte, paure infondate o punti di vista difficilmente compatibili con la realtà del territorio.

Per questi motivi il gruppo di lavoro della NLTL ha voluto creare un blog con il quale si vuole riportare la discussione su livelli oggettivi, costruttivi, e, in ultima analisi, utili a tutti.

‘Perchè la Torino-Lione?’: è stato scelto questo nome per il blog per dire da subito che vuole essere uno spazio in cui si possa parlare civilmente del progetto della nuova linea a alta capacità (spesso, in maniera sminuente, definita alta velocità) ma anche, attraverso un canale diretto con il gruppo di lavoro e attingendo a fonti ufficiali, spiegare e condividere con la rete gli obiettivi e il valore di questo progetto.

Sono presenti in particolare due canali video che raccolgono le interviste ad alcuni sindaci francesi di cittadine interessate dai lavori per il progetto della NLTL e dei contributi video del Presidente dell’Osservatorio Mario Virano chiarisce le tematiche più discusse dai cittadini.

Il blog è certamente lo strumento ideale per creare uno spazio che ospiti riflessioni, informazioni e le opinioni degli utenti sui diversi temi legati più o meno direttamente al progetto di Nuova Linea Torino-Lione.

Insieme a questo spazio sono presenti anche i principali canali del mondo dei social network (raggiungibili attraverso il blog), che vogliono offrire luoghi dove raccogliere le varie opinioni su questo progetto e comunicarne l’importanza.

Queste pagine di approfondimento si vanno ad affiancare al sito ufficiale della Nuova Linea Torino-Lione, dove troverete tutte le informazioni tecniche sul progetto e i riferimenti ai principali attori coinvolti.

Non ci resta che augurarvi buona lettura e darvi appuntamento sul blog della NLTL!

Ayant pris connaissance de la position exprimée par le Conseil général de Savoie, et du démarrage des sondages de reconnaissance en Italie (une vingtaine ont été réalisés au cours du dernier mois) :

Le Comité pour la Transalpine demande au gouvernement de lancer pour la fin 2010 la tenue de l’enquête d’utilité publique de la nouvelle ligne mixte fret et voyageurs sur l’ensemble du tracé entre Saint-Exupéry et Saint-Jean de Maurienne (section dite “accès français au Lyon-Turin”). Cette enquête préalable à la déclaration d’utilité publique (DUP) devra porter sur la totalité des ouvrages à réaliser sur le territoire français, en dehors de la section internationale.

Cette nouvelle étape essentielle, en parallèle avec le déblocage récent du dossier du CFAL (contournement ferroviaire de l’agglomération lyonnaise), viendra compléter la DUP du tunnel international signée par le Premier ministre le 18 décembre 2007 ; elle est nécessaire pour respecter les engagements pris vis-à-vis de l’Union européenne, co-financeur de l’ouvrage.

Les conseils d’administration du Comitato Transpadana et du Comité pour la Transalpine avaient rappelé conjointement en septembre dernier les échéances à respecter en 2010. Ils ont saisi depuis les deux gouvernements français et italien, quant aux prochaines étapes décisionnelles à franchir pour la liaison Transalpine Lyon-Turin.

L’approbation définitive du tracé ferroviaire entre Lyon et la vallée de la Maurienne est l’un de ces objectifs, avec la signature de l’avenant au traité international de Turin, en cours de négociation.

La liaison ferroviaire Transalpine permettra de participer aux objectifs de réduction des émissions de gaz à effet de serre, issus du Grenelle de l’environnement. En effet, elle autorisera dès son ouverture en 2023 :

d’une part, la diminution de un million du nombre de poids lourds à travers les Alpes, au bénéfice de l’environnement des vallées nord-alpines et du passage de Vintimille.

d’autre part, le report vers le train à grande vitesse de un million de voyageurs aériens, qui n’ont aujourd’hui pas d’alternative terrestre performante pour les trajets d’affaires ou de tourisme entre le France et l’Italie.

Le Lyon-Turin répond plus que jamais aux préoccupations actuelles : relancer l’emploi et la croissance en préparant la compétitivité de demain : c’est le maillon central du corridor ferroviaire transeuropéen Lisbonne-Kiev.

STEFANO PAROLA – Repubblica

QUANDO Paolo Balistreri ha saputo della frase di Scajola («il terzo valico è prioritario rispetto ad altre opere come la Torino-Lione») ha fatto un balzo sulla sedia. Il direttore di Confindustria Piemonte, nonché coordinatore tecnico dell’associazione Transpadana, si è subito messo in contatto con l’entourage della sua presidente nazionale, Emma Marcegaglia. Forse la telefonata ha avuto i suoi effetti o forse il ministro dello Sviluppo economico ha fatto tutto da solo, fatto sta che qualche ora dopo Scajola ha fatto una parziale marcia indietro. Lasciando comunque perplessi gli industriali Piemontesi.

Segretario Balistreri, perché la Torino-Lione e il terzo valico non possono essere messi sullo stesso livello? «L’Unione europea ha portato i paesi a condividere una rete di infrastrutture in cui figurano sia il corridoio 5, che passa attraverso Lione e Torino, che il corridoio 24, tra Genova e Rotterdam. Sono entrambe opere importanti, ma su Torino-Lione ci sono dei passi in più che sono già stati fatti». Quali? «Sono stati presi degli accordi italo-francesi nel 2001, poi aggiornati nel 2004 e che verranno rivisti il prossimo aprile. La Francia ha già speso 450 milioni di euro per costruire le tre discenderie, ha il consenso della popolazionee ha un disegno progettuale ben chiaro. E anche qui in Italia abbiamo portato a casa l’avvio dei sondaggi e la consegna di un primo progetto. Si è messo in moto un meccanismo che ormai è irreversibile». E per il terzo valico? «Al momento sono stati stanziati 500 milioni di euro su 5 miliardi. È vero, c’è anche quell’opera, ma non credo che il sistema possa accettare un rallentamento sulla Torino-Lione. Anche perché i francesi ci chiederebbero i danni, così come farebbero i tedeschi, gli spagnoli, i danesi e tutti gli europei che danno contributi per realizzare il corridoio 5».

Ma tecnicamente che differenza c’è tra i due interventi? «Sono cose completamente diverse. La direttrice padana serve a collegare i mercati dell’Est con la parte più produttiva dell’Europa.

Il terzo valico è più che altro l’attrezzaggio di una serie di linee già esistenti». Allora come si spiega l’uscita di Scajola? «Credo sia frutto di un po’ di entusiasmo scatenato dall’inizio dei lavori per il nodo di Genova. Ma è opportuno che anche a livello nazionale vengano stabilite delle priorità». La sensazione è che il ministro si sia fatto trascinare dal clima pre-elettorale che c’è nella “sua” Liguria. Lei cosa ne pensa? «Se così fosse raccomandiamo la politica di non usare le scadenze elettorali per mettere in dubbio priorità di questo tipo. Come chiediamo al Pd di fare quadrato rispetto alla sinistra radicale, così chiediamo al Pdl di fare uno sforzo per vedere l’opera nella sua giusta dimensione. Comunque siamo sempre più sbalorditi da come in tutte le occasioni elettorali diventino terreno di scontro priorità che non dovrebbero essere in discussione».

MARCO TRABUCCO – Repubblica

ORMAI, per il centrodestra si può definire un «vizietto» quello delle gaffe sulla Tav: dopo Bossi che due settimane fa aveva detto di non ritenere quell’opera fondamentale per il Piemonte ieri è stato il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola esprimere i suoi dubbi sulla Torino-Lione.

Se si dovesse giungere ad una scelta, per mancanza di risorse economiche, tra il corridoio 5 Torino-Lione ed il Terzo Valico ferroviario sulla linea GenovaRotterdam, quest’ultimo sarebbe prioritario, ha detto Scajola, alla cerimonia di avvio dei lavori di potenziamento del nodo ferroviario di Genova che è anche l’inizio della realizzazione proprio del cosiddetto terzo valico.

«Spero che riusciremo a realizzare tutte due le opere – ha proseguito Scajola rivolgendosi all’altro ministro Altero Matteoli, – ma se dovessimo fare una scelta è più importante collegare il più grande porto d’Italia al centro e nord Europa perché la nuova economia ci spinge in questa direzione. La TorinoLione è importante, facciamo marciare tutte due le opere insieme, ma se dovessimo fare una scelta, il terzo valico è fondamentale». Immediate sono state le reazioni del centrosinistra piemontese. «Le affermazioni del ministro Scajola sono sconcertanti e, una volta di più, rivelatrici del pensiero del governo italiano e della destra di questo Paese – dice la presidente della Regione Mercedes Bresso – Sconcertanti perché sulle reti europee esistono trattati internazionali, progetti e cronoprogrammi e non esiste affatto un’ipotesi di scelta “in alternativa». Quelle stesse affermazioni sono anche rivelatrici perché ancora una volta confermano che del Piemonte a questo governo importa nulla». «Dopo le parole di Bossi oggi è giunta una chiara conferma che il Governo Berlusconi non ha nessuna intenzione di impegnarsi seriamente per la realizzazione della Torino-Lione» sottolineano i parlamentari del Pd, Stefano Esposito e Giorgio Merlo che annunciano anche per domani, nel questione time alla Camera un’interrogazione urgente al ministro Matteoli. Come Bossi due settimane fa, Scajola nel pomeriggio ha poi fatto una parziale marcia indietro: «Non c’è competizione fra la Torino-Lione e il Terzo valico, le due opere sono nel programma del governo e vanno fatte entrambe perché necessarie allo sviluppo del Paese. La strumentalizzazione degli esponenti della sinistra non ha limiti». E in sua difesa è corso il coordinatore piemontese del Pdl Enzo Ghigo: «Fare il processo alle intenzioni è uno degli sport più praticatia sinistra. La realizzazione di tutti e due i collegamenti è indicata con chiarezza nella parte del programma di governo relativo alle grandi opere».

MAURIZIO TROPEANO – LaStampa

Se si dovesse giungere ad una scelta per questioni economiche tra la Torino-Lione e il terzo valico ferroviario che da Genova, passando sotto gli Appennini, sbuca in Piemonte quest’ultimo sarebbe prioritario. Le parole del ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, alla cerimonia per l’avvio dei lavori di potenziamento del nodo di Genova provocano l’ennesimo scontro politico – la presidente del Piemonte, Mercedes Bresso le definisce «sconcertanti» – e spingono il ministro a chiarire la sua posizione: «Non mi nascondo le difficoltà di assicurare le risorse necessarie ma dovremo fare il possibile per reperirle. Non c’è competizione tra le due opere».

Il ministro parla di «una strumentalizzazione della Sinistra che non ha limiti». Ma l’assessore regionale ai Trasporti, Daniele Borioli, presente al discorso commenta: «Ho ascoltato in diretta le parole del ministro e sono rimasto a dir poco sorpreso. Il suo pensiero non coincide con quello del ministro Matteoli ma ciò non basta a togliere la sensazione che nel Governo ci siano due linee di pensiero tra loro divaricanti. Serve un chiarimento».

Il caso dovrebbe essere affrontato domani alla Camera dei Deputati nel corso di un question time richiesto dai parlamentari Pd, Stefano Esposito e Giorgio Merlo. In Piemonte le parole di Scajola hanno fatto tornare alla ribalta l’incubo della realizzazione del corridoio 5 più a sud, attraverso Ventimila. La famosa alternativa ligure che tanto piaceva al numero 1 delle ferrovie, Mario Moretti, che taglierebbe fuori dai corridoi internazionali Torino e la sua provincia.

Secondo Merlo ed Esposito «dopo le dichiarazioni di Bossi e quelli di Scajola risulta evidente la non volontà del governo ad impegnarsi per la Tav». Ecco perché Scajola sceglie una nota per chiarire il suo punto di vista – «nessuna competizione» – e attaccare la sinistra sostenuto dal coordinatore regionale Pdl, Enzo Ghigo e dal capogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Cota. Lo sfidante della «zarina» attacca: «Il tentativo di strumentalizzazione della Bresso Tav è durato poco perché subito sconfessato dalla precisazione del ministro Scajola. Bresso strumentalizza per coprire 5 anni di fallimenti».

Lo scontro politico sulla Tav preoccupa mondo industriale del Piemonte che chiede alla politica di tener la Tav fuori dalla politica e dalla campagna elettorale. Confindustria – che aveva criticato Bresso per l’alleanza tecnica con la sinistra radicale – una decina di giorni fa ha chiesto un incontro con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. La presidente Marcella Enoc e Luigi Rossi di Montelera, presidente di Transpadana, vorrebbero ricevere garanzie sulla volontà di «tenere il timone della barra dritto sulla Torino-Lione e di far di tutto per garantire che quel clima bipartisan da tutti evocato si trasformi in realtà proprio adesso che sono partiti i sondaggi in Valsusa», spiega Paolo Balistreri, segretario generale dell’associazione degli industriali subalpini.

“Dopo le parole con le quali il Ministro Bossi esprimeva dubbi circa l’utilità della TAV per il Piemonte, inutilmente smentite da Roberto Cota, oggi è giunta una chiara conferma circa la volontà del Governo Berlusconi di non impegnarsi seriamente per la realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione.

Il Ministro Scajola, nascondendosi dietro l’alibi della scarsità di risorse, ha affermato chiaramente che la TAV non è da considerarsi prioritaria ed è sacrificabile rispetto al Terzo Valico. Ora i piemontesi e le associazioni di categoria, che da anni sostengono che la TAV è strategica per la nostra Regione, sanno con certezza che il Governo di centrodestra non è realmente interessato a realizzarla, dimenticando gli impegni presi a livello internazionale.

Come PD riteniamo che sia la Torino-Lione sia il Terzo Valico sono opere infrastrutturali fondamentali per il futuro dell’economia piemontese e che non si può metterli in contrapposizione o stilare scale di priorità: ci interessa sapere l’opinione di Roberto Cota su questo punto.

Nei prossimi giorni presenteremo un’Interrogazione urgente al Ministro Matteoli affinché il Governo chiarisca le proprie intenzioni”.

On. Giorgio MERLO

On. Stefano ESPOSITO

Deputati PD Piemonte

Bresso su Scajola

febbraio 9, 2010 | No Comments | Tav

“Le affermazioni del ministro Scajola sono sconcertanti e, una volta di più, rivelatrici del pensiero del governo italiano e della destra di questo Paese” lo afferma la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, che spiega: “Sconcertanti perchè sulle reti europee esistono trattati internazionali, progetti e cronoprogrammi dell’Europa, dei vari paesi europei e delle regioni interessate. E non esiste affatto un’ipotesi di scelta ‘in alternativa’. Le stesse affermazioni sono anche rivelatrici, perchè ancora una volta confermano che del Piemonte a questo governo importa nulla. Come del futuro competitivo del Paese, perchè Torino-Lione e Genova-Rotterdam sono scelta strategiche per l’Italia intera e non solo per un angolo di essa. Ma da un governo che in tutti questi anni non ha mai dato l’impressione di avere una politica industriale, buona o cattiva, non possiamo aspettarci nulla di diverso”. Conclude Bresso: “E’ sintomatico che il richiamo agli interessi complessivi dell’Italia, e non soltanto quelli di genova, venga da una presidente e un assessore regionale, nei confronti di un ministro della Repubblica. Ma questi sono i fatti: Scajola si occupa - meglio, finge di occuparsi – della Liguria, Zaia finge di occuparsi del del Veneto, Bossi finge di occuparsi della Lombardia”.

“Ho ascoltato in diretta le parole del ministro Scajola e sono rimasto a dir poco sorpreso” così Daniele Borioli, assessore alle infrastrutture della Regione Piemonte, commenta le parole del ministro Scajola durante l’avvio dei lavori del Terzo Valico questa mattina a Genova. “Mi pare tra l’altro di capire – prosegue Borioli – che il suo pensiero non coincida con quello del ministro Matteoli ma ciò non basta a togliere la sensazione che nel Governo ci siano due linee di pensiero tra loro divaricanti. Una, quella del ministro Scajola, che ritiene si possa realizzare il corridoio 5 bypassando Torino e imperniando il sistema sulla centralità di Genova rinviando sine die la realizzazione della Torino-Lione; l’altra, certamente più vicina alla posizione della Regione Piemonte, che vede nell’indispensabile complementarietà delle due opere l’elemento di forza dell’intero sistema trasportistico del nord-ovest. Se si sommano poi le dichiarazioni del ministro Scajola a quelle di pochi giorni fa del ministro Bossi, ne emerge il quadro sconcertante di una destra di governo che mentre impartisce alla Bresso e al centro-sinistra lezioni sulla volontà di realizzare la Torino-Lione, mostra in realtà ben più di qualche sfrangiamento nella propria azione. Per quanto come alessandrino io sia assolutamente convinto dell’indispensabilità del Terzo valico ferroviario, ritengo che lo stesso valga per la Torino-Lione. Trovo grave che, in un momento in cui il sistema territoriale piemontese e torinese nonché le forze dell’ordine sono sottoposte allo stress di una complicata gestione dei rapporti con l’opinione pubblica e le amministrazioni locali per mantenere il più possibile la tranquillità necessaria per proseguire le attività nonostante le minacce e le intimidazioni ai vertici istituzionali, un ministro della Repubblica si avventuri con tanta leggerezza su ipotesi che rischiano di seminare più di un dubbio, sia nell’Unione Europea sia nei nostri partner francesi, circa le reali intenzioni del governo italiano. E proprio nel momento in cui si è dato il via alla progettazione preliminare dell’opera. A questo punto si rende necessaria direttamente dal capo del governo una presa di posizione chiara sull’argomento. E mi auguro, se non bastassero le pressioni delle istituzioni locali, che sia quel vasto mondo dell’economia torinese a pretenderla. Sono convinto da tempo delle reali intenzioni del ministro Matteoli ma a questo punto l’evidente difformità di opinioni di altri suoi colleghi spiegherebbe anche il ritardo con cui il governo sta ottemperando agli mpegni assunti nei confronti della Regione con l’accordo di gennaio 2009 per finanziare il sistema ferroviario metropolitano, nonché il potenziamento del sistema ferroviario delle merci sulla linea storica”.

Le affermazioni del Ministro Claudio Scajola sulla priorità da assegnarsi al Terzo Valico rispetto alla Torino-Lione sono gravi e sconcertanti e confermano, nonostante le rassicurazioni fornite dal candidato leghista Roberto Cota, che nel Governo e nella destra non c’è una reale determinazione a realizzare un’opera strategica come la TAV.

Il PD considera le grandi infrastrutture, dalla nuova linea ferroviaria Torino-Lione al Terzo Valico tra la Liguria e l’alessandrino, come l’occasione per scongiurare un destino di marginalizzazione economica per il Piemonte. Intrecciare il corridoio V (Lisbona-Kiev) con la rete transeuropea denominata Ten 24 (Genova-Rotterdam-Anversa) vorrebbe dire fare della nostra Regione la piattaforma logistica del Nord Ovest, proprio al centro dei grandi assi dello sviluppo europeo. Una piattaforma logistica che sottrarrebbe il Nord-Ovest al rischio di subalternità rispetto all’Europa centrale consentendoci di svolgere un ruolo di interfaccia nei confronti della sponda meridionale del Mediterraneo.

Il Ministro Scajola chiama in causa le ‘questioni economiche’ che potrebbero costringere a scegliere tra le due grandi opere, ma si dimentica che vi sono impegni che il nostro Paese ha preso nei confronti della comunità internazionale.

Il PDL e la Lega hanno firmato, insieme al PD e ad altre forze politiche, il documento della Confindustria Piemonte sulla TAV assumendo chiari e precisi impegni. Le dichiarazioni di Bossi di qualche settimana fa e oggi quelle di Scajola dimostrano che non tutti nella coalizione di destra intendono onorare quegli impegni.

I cittadini e gli imprenditori piemontesi sapranno valutare la coerenza tra le parole e i fatti.

Gianfranco MORGANDO

Segretario Regionale PD Piemonte

Contributo Anqui

gennaio 26, 2010 | 7 Comments | Tav

Per colpa di una svista, durante la manifestazione Si Tav, non è stata data la parola all’esponente dell’Anqui. Nel chiedere ancora scusa, pubblichiamo qui di seguito il testo del suo intervento.

Buongiorno a tutti, sono Lamberto Borgogni.

Rappresento l’ANQUI – Associazione Nazionale Quadri Industria che raggruppa la maggior parte delle Organizzazioni dei Quadri e delle Alte Professionalità Italiane e Piemontesi in particolare, come le Associazioni dei Quadri e Capi FIAT, AVIO, TECNIMONT, ALSTOM, DENSO, FENICE, BURGO e SKF, per citarne alcune.

Vi porto con piacere il saluto dell’associazione e lo faccio leggendo integralmente il Comunicato con il quale abbiamo dato pieno sostegno a questa iniziativa.

“L’ANQUI – Associazione Nazionale Quadri Industria – aderisce alla manifestazione “SI – TAV“.

È piena convinzione della Associazione che la realizzazione di questa grande infrastruttura sia assolutamente necessaria per favorire lo sviluppo del Piemonte e dell’intero Paese in un contesto della massima salvaguardia possibile dell’impatto ambientale che ne deriva.

La realizzazione di moderne infrastrutture, capaci di collegare efficacemente le aree produttive ed i mercati europei rappresenta, infatti, una condizione indispensabile per assicurare un sufficiente livello di competitività ad un sistema produttivo, come quello del Piemonte, indissolubilmente votato alla esportazione ed alla globalizzazione.

L’ANQUI non ha mai sottovalutato l’importanza del consenso che deve essere ricercato con i territori coinvolti nella realizzazione di queste opere che possono temerne l’impatto ambientale e territoriale e che, nel corso della loro realizzazione, potranno arrecare innegabili disagi ai cittadini.

Tuttavia, nel caso della TAV Torino – Lione, i tre anni di attività dell’Osservatorio, costituito proprio per coinvolgere le istituzioni locali ed i rappresentanti del territorio interessato, hanno consentito di tenere conto delle questioni ambientali e di sicurezza sollevate e di individuare le soluzioni più adeguate modificando, anche sostanzialmente, il progetto originario per offrire, anche alla Val di Susa maggiori opportunità di sviluppo economico.

Si tratta, ora, di passare concretamente alla realizzazione dell’opera recuperando, se possibile, anche i ritardi accumulati.

Di fronte alle residue contestazioni di una esigua minoranza, che stanno assumendo modalità chiaramente inaccettabili, è divenuto indispensabile che la stragrande maggioranza dei cittadini che condivide la necessità di realizzare questa indispensabile infrastruttura espliciti senza ambiguità la propria convinzione.

Per questi motivi l’ANQUI, con la sua adesione alla manifestazione “SI – TAV”, intende aggiungere la voce e l’impegno della categoria dei Quadri e delle alte professionalità dei settori produttivi particolarmente interessati allo sviluppo industriale ed alla competitività globale, a quella delle Istituzioni e delle altre organizzazioni sociali e produttive che intendono impegnarsi per la realizzazione di questa opera strategica.”

Concludo ringraziando tutti coloro che hanno reso possibile questa Manifestazione.

Grazie per aver dato voce alle Organizzazioni e alle Persone come noi, che non antepongono l’appartenenza politica e le ideologie, alla possibilità di costruire insieme un futuro fatto di sviluppo e opportunità da cogliere.

COMMENTI SUL BLOG

gennaio 25, 2010 | 2 Comments | Tav

Da oggi, per lasciare un commento sui post, è necessario registrarsi al sito. Da quando abbiamo aperto ad oggi, sono arrivati 124 commenti, di cui pubblici e visibili sono 124. Insomma, nessun commento mai è stato eliminato. Questo eccesso di democrazia, però, non è mai stato premiato e considerato, infatti abbiamo ricevuto tanti commenti finti, offensivi e poco consistenti, da email fittizie. Detto ciò abbiamo deciso di chiedere, a chi vuole scrivere un suo pensiero, di fare come noi: di metterci la faccia, il nome ed il cognome registrandosi. ci vogliono 2 minuti!

Grazie

SARA STRIPPOLI – Repubblica

«Sono qui perché io non sputo nel piatto in cui mangio come fanno altri». Simona Benenti è una giovane mamma. Ha la bandiera bianca in mano, abita a Bruzolo, porta un maglione giallo-arancio che rimanda un´immagine quasi fotocopia di quella di molte ragazze che sabato hanno sfilato al corteo di Susa. Anche il piglio è il medesimo di quello di tanti valsusini che appoggiano le ragioni dell´anti-alta velocità. La guardi e immagini che faccia parte di una delegazione del movimento inviata in missione dalla valle per portare alla manifestazione di Chiamparino e del Pd le ragioni di chi è contrario. Ma quando la bandiera sventola si vede che la scritta questa volta è Sì Tav e lei oggi è in un angolo della sala gialla a rappresentare la versione di chi crede che la Torino-Lione sia un´occasione da non perdere per far aumentare l´occupazione. «Ho lavorato in un cantiere e mio marito è capocantiere. Sappiamo bene cosa significano la crisi, i licenziamenti, la paura del futuro». Simona è arrivata al Lingotto in pullman. Dalla valle di Susa ne sono arrivati due, una delegazione di cento persone distribuite nelle prime file della sala gialla. Simona invece è in piedi con altri quattro Sì Tav. Un ruolo da antagonisti, immagine del tutto speculare a quella dei molti dei comitati che sfilano in Val di Susa. Parla di un clima che non le piace. Dice che i suoi due bambini vengono catechizzati anche a scuola: «è incredibile, noi genitori spieghiamo alcune cose e poi a scuola gli raccontano che l´alta velocità non si deve fare, che la Torino-Lione non serve. Ricevono due messaggi diversi e tornano a casa No-Tav, un´assurdità che non riusciamo a contrastare».

Accanto a Simona tiene la bandiera Salvatore Federico è di Mattie, velocissimo a contrapporre il suo vessillo agli sberleffi dei ragazzi dell´Onda che ad inizio convegno irrompono irriverenti. «La mia bandiera Sì Tav in valle di Susa non posso metterla sul balcone. Se lo facessi riceverei insulti e minacce. Da noi non si può essere favorevoli all´alta velocità, secondo loro dovremmo nasconderci, la visibilità e la scena deve essere soltanto loro perché così possono dire che in Valle di Susa sono tutti contrari alla Torino-Lione. Sarebbe questa la democrazia che c´è in questo Paese, questa la democrazia di cui parlano i sindaci che vanno alle manifestazioni?». Sull´incendio al presidio di Borgone il commento è secco: «Si vede che qualcuno sta cominciando a stufarsi», replica dura Simona. Salvatore Cudazzo è di Condove e fa l´autista. Batte la mani entusiasta a Chiamparino, ma dice di votare per il centrodestra. «Per me non cambia nulla, ma voto Berlusconi. Solo vorrei che qualcuno si convincesse che in valle abbiamo bisogno di lavorare, se a fine mese non ci sono i soldi non sono i signori della politica che possono farceli avere. Se però parte un grosso cantiere in valle, allora i posti di lavoro ci saranno ed è questo quello che conta per noi».

Siamo un gruppo di calabresi, interviene Vincenzo Mannone, operaio: «Il problema è che ci dicono che siamo calabresi e mafiosi. Ormai siamo abituati. Non capiscono che qualcuno ha bisogno di lavorare perché deve mettere qualcosa nel piatto ogni giorno. E chissenefrega dei partiti».

Paolo Griseri – Repubblica

Ottocento persone nella sala gialla del Lingotto firmano il patto Sì Tav per la Torino-Lione. La Torino che conta, – imprenditori, associazioni di categoria e sindacati – si riunisce per dire Sì all´alta velocità e replicare alla manifestazione che sabato ha fatto sfilare ventimila No-Tav in Valle di Susa: «Una minoranza», dicono i promotori, il sindaco Chiamparino e i deputati Esposito e Merlo. È assente però il centrodestra, che nel pomeriggio replica con una contro-conferenza stampa in cui accusa l´iniziativa di Chiamparino di essere «insincera, contraddittoria e per nulla super partes». E Roberto Cota usa parole dure contro il Partito Democratico: «Il Pd ha dimostrato di essere contro la Tav, visto che venti sindaci hanno sfilato al corteo di Susa». La ricetta di Enzo Ghigo e di Osvaldo Napoli è una class action contro gli oppositori della Torino-Lione: «Lo faremo se non saranno rispettati i tempi». La Torino che conta si riunisce al Lingotto per dire sì alla ferrovia più contestata d´Italia. Il giorno dopo la grande manifestazione popolare di Susa, tocca ai favorevoli far vedere la loro forza. Che è nella capacità di schierare nelle prime file i vertici delle associazioni imprenditoriali e dei sindacati e di portare sul palco i vertici delle principali istituzioni, da Chiamparino a Saitta a Bresso.

La Presidente sceglie di non intervenire per rispettare il carattere bipartizan di una manifestazione che in realtà conta in sala solo esponenti del centrosinistra: «Abbiamo voluto evitare i toni da campagna elettorale anche se il centrodestra, che aveva organizzato con noi l´iniziativa, ha deciso di tirarsi indietro», spiega Stefano Esposito. È evidente che hanno giocato il diktat di Cota e lo scarso interesse della Lega Lombarda per un´opera che avvicina il Piemonte alla Francia e mette in crisi l´idea che il Nord Italia sia una grande periferia di Milano: «L´importante – aveva detto Bossi nei giorni scorsi – è che il Piemonte sia ben collegato alla Lombardia».

Si inizia con quella che appare da lontano come una imprevista contestazione «No Tav»: un gruppo di militanti con bandiere bianche e scritte rosse occupa il palco e viene ripreso dalle telecamere. Dopo poco si capisce che le bandiere sono solo un´imitazione di quelle della val di Susa e che la scritta è «Si Tav». Dal palco, dopo Esposito, prendono la parola gli esponenti delle associazioni imprenditoriali e dei sindacati. Tra gli interventi meno prevedibili, quello delle associazioni degli autotrasportatori, favorevoli a un´opera che, in teoria, dovrebbe togliere loro il lavoro. C´è anche l´esponente dei piccoli proprietari terrieri che protesta perché «molti di quelli che contestano non hanno nemmeno un pezzetto di terra e dunque pensano di dettar legge in casa d´altri».

Dalla platea, per scelta degli organizzatori, non si alzano esponenti dei partiti politici. Ci sono in sala i vertici di Pd, Udc (c´è il capogruppo al Senato, D´Alia) e Api, il nuovo partito fondato da Francesco Rutelli. Non c´è, ovviamente, la sinistra radicale che aveva sfilato sabato con i No Tav a Susa. E non c´è l´Italia dei valori: il partito di Di Pietro pur considerando la Tav «un sistema moderno ed efficace» ritiene che la val di Susa «non sia l´unico percorso possibile».

La serie di interventi dal palco viene chiusa da Antonio Saitta e Sergio Chiamparino. Il Presidente della Provincia mette in dubbio che «tutti coloro che hanno sfilato sabato siano valsusini» e accenna addirittura a «treni speciali» che sarebbero giunti da fuori Torino per dar man forte agli organizzatori del corteo. Il sindaco premette che «raramente in Italia si assiste a una manifestazione ‘per´». Poi, di fronte agli 800 in platea, parla del corteo No Tav: «Una manifestazione di dissenso di una rispettabilissima minoranza. Proponiamo un patto a tutti coloro che hanno e avranno responsabilità di governo, siano di destra, di centro o di sinistra: che si impegnino a mandare avanti un´opera prioritaria per il Piemonte».

Grande interesse per l´intervento di Mario Virano: «Prendo la parola come persona informata sui fatti». E spiega che «non vanno sottovalutate le perplessità di parte della popolazione». Poi chiede al movimento No Tav «di scegliere dove andare: se allo scontro frontale con governo, Regione e Provincia o se entrare nel vivo della discussione che si sta svolgendo nell´Osservatorio».

PAOLO GRISERI – Repubblica

TORINO – La Sala Gialla del Lingotto, quella che servì da trampolino di lancio per la segreteria di Walter Veltroni, si riempie presto nonostante l´orario impossibile. Alle 10 della domenica mattina i 600 posti a sedere sono occupati e ci sono circa 200 persone in piedi. Inizia così la giornata dell´orgoglio «Sì-Tav» promossa da Sergio Chiamparino e da parlamentari di ambedue gli schieramenti. Una riposta di peso, anche se numericamente non paragonabile, ai 20.000 che sabato avevano manifestato in Val di Susa contro il supertreno.

In sala, accanto ai politici, ci sono i vertici delle associazioni imprenditoriali e dei sindacati. Mancano i parlamentari di centrodestra, che pure avevano partecipato all´organizzazione: «Non vogliamo fare polemiche – dice il deputato del Pd Stefano Esposito – ma ci dispiace molto che non abbiano potuto essere presenti». In realtà gli uomini del Pdl sono stati bloccati dal veto della Lega che in Piemonte candida Roberto Cota alle regionali e che non gradisce iniziative bipartisan nemmeno su un´opera che gran parte delle forze politiche riconosce come fondamentale per lo sviluppo del Nord-Ovest italiano: «L´importante – aveva tagliato corto Bossi nei giorni scorsi – è che il Piemonte sia collegato bene alla Lombardia».

Ma il principale assente della mattinata non è il centrodestra. Stupisce infatti che fra tanti esponenti del mondo imprenditoriale non si siano visti rappresentanti delle Ferrovie che pure la Torino-Lione dovrebbero costruirla. In realtà la società di Mauro Moretti finisce presto sul banco degli imputati. Tocca a Mario Virano, presidente dell´Osservatorio che ha riunito in questi anni governo e amministrazioni interessate, chiudere il suo intervento dal palco con un riferimento preciso: «Invito tutti coloro che hanno sfilato sabato contro la Tav a entrare nel merito della discussione e a non considerare l´opera come un mostro da abbattere. Invito tutti a fare la propria parte, a cominciare da Trenitalia». Mercedes Bresso, presidente uscente del Piemonte e ricandidata alla guida della Regione, sorride in prima fila: «Sono d´accordo con Virano. Perché il miglior modo per convincere i contrari che la Tav può essere utile è dimostrare da subito che le ferrovie possono funzionare. Lo stato dei treni pendolari e gli stessi ritardi della Frecciarossa non sono una buona pubblicità». Poche file più indietro Giovanni Nigro, responsabile dell´Agenzia per la mobilità di Torino, snocciola dati impressionanti: «Calcoliamo che nel periodo giugno 2008 – dicembre 2009 il dieci per cento dei treni pendolari della Val di Susa hanno accumulato ritardi eccessivi, quasi sempre superiori alla mezz´ora. Questo significa che cinque treni al giorno o sono arrivati in grave ritardo o sono stati addirittura soppressi. In un anno e mezzo circa 2.500 treni».

In queste condizioni la battaglia dei «Sì-Tav» si presenta ancora in salita anche se, sottolinea Chiamparino, «non era scontato che tutte queste persone partecipassero in Italia a una delle poche iniziative ‘per´ e non ‘contro´ qualcosa». Nel pomeriggio, in un albergo del centro, il centrodestra replica con una propria iniziativa a favore del supertreno. «Non abbiamo aderito alla manifestazione del Lingotto – dice Roberto Cota – perché il Pd è contro la Tav». Per superare l´opposizione dei valligiani al supertreno, l´avvocato leghista propone «la class action contro il movimento No Tav». In Val di Susa intanto qualcuno ha incendiato nella notte uno dei presidi sorti contro la nuova ferrovia: «Ecco i frutti della campagna di odio contro di noi», dicono in valle.

(ANSA) – TORINO, 25 GEN – Questa mattina e’ giunta al Sindaco di Torino Sergio Chiamparino una busta, che attualmente e’ all’esame della Digos, contenente un proiettile calibro 9 accompagnato da una lettera farneticante e a tratti sgrammaticata, collegata alle posizioni del Sindaco a favore della Tav. ‘Sono assolutamente sereno, questo non cambia in nessun modo il mio impegno sulla Tav’.

‘Credo – ha aggiunto il Sindaco – che una lettera come questa, cosi’ come gli incendi ai presi’di siano del tutto estranei agli schieramenti favorevoli e contrari alla Tav che civilmente si sono manifestati e confrontati in questo fine settimana’.(ANSA).

Maurizio Tropeano – La Stampa

L’altra Valsusa si muove con imbarazzo, qualche paura e molta disorganizzazione. E’ la prima volta che i Sì Tav montanari si mettono in mostra e poco importa se oggi sono ancora in pochi. «Ma speriamo che questa sia una scintilla», spiega Patrizia Ferrarini. La galaverna battezza il debutto di quella che si considera l’avanguardia della maggioranza silenziosa che anche in Valle vorrebbe il supertreno ma «per battere i No vogliamo tutto, subito e adesso», spiega Salvatore Cudezzo, autista.

Quello slogan racchiude la madre di tutte le richieste: incentivi fiscali, convenzioni e lavoro per la valle adesso, prima dell’avvio del grande cantiere del 2013. Il motivo? «Perché altrimenti noi non riusciamo più ad andare avanti», spiegano in coro Cudezzo e un gigante che preferisce farsi chiamare con il soprannome, Danielone.

Piazza del Mercato di Susa. Alle otto del mattino si presentano i due autobus che porteranno un centinaio di persone alla manifestazione organizzata al Lingotto dal sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. «Peccato che non sia bipartisan ma abbiamo deciso di andarci lo stesso: non vogliamo avere padrini politici», spiega Michele Cribari, portavoce del consorzio di imprenditori che ha promosso l’iniziativa.

E’ la prima volta che ci mettono la faccia anche se c’è un regista che ha studiato la scenografia. Prima di partire spuntano bandiere bianche con le scritte rosse come quelle dei comitati di protesta ma invece del No c’è la scritta «Sì Tav» e il nome dei paesi di residenza. Fa freddo e Francesco Mannarino sfoga tutta la sua rabbia: «Sono stufo di andare a lavorare a Milano per mille euro al mese per cercare di non morire di fame. Basta con queste proteste. Voglio lavoro».

Lavoro, prima di tutto. «E basta con questi no Tav: sono tutti pensionati o hanno un posto fisso e nessun problema di reddito», fa eco Vincenzo Mammone. Cudezzo racconta di aver litigato ieri sera su Facebook con un No Tav, ma «non ho paura perché chiedo e voglio è solo una cosa: lavorare». Da due mesi è a casa. Danielone è disoccupato da più tempo ed è anche molto arrabbiato: «Se sono qui oggi non è perché mi hanno pagato come sostengono quelli là, ma perché non riesco più ad andare avanti».

Salgono ordinati sui due autobus messi a disposizione dal neonato Consorzio che raggruppa 93 imprese di valle. Che cosa si aspettano da quelli del Lingotto? «Qualcosa che avrebbe dovuto arrivare prima di adesso. Attenzione per le imprese e per i nostri lavoratori», spiega ancora Cribari.

In viaggio dipingono una situazione che ricorda la grande depressione: disoccupazione, miseria, paura. La Tav è come la manna, il miracolo che può ridare speranza: «Ma qui deve partire subito qualcosa, altrimenti la Valle muore», spiega Fiorella. «E’ già morta», risponde Grazia. Sono sedute in seconda fila in questo autobus granturismo che sta viaggiando sulla A32: «Siamo qui perché ci aspettiamo da chi governa di avere qualcosa subito senza aspettare l’avvio della Tav».

L’autobus imbocca la tangenziale in direzione Lingotto. Valter Nurisso e Anzio Dezorus raccontano di essere andati fino ad Ancona e Bari per lavorare, perché «qui fatichiamo un giorno e dieci restiamo a casa. Non ce la facciamo più». La Tav, dunque, come ultima risorsa «perché porta lavoro così come lo ha portato il cantiere di Pont Ventoux, dove hanno lavorato anche i valligiani e quelli che arrivavano da fuori andavano a rifocillarsi nei bar e nei ristoranti».

Per loro non esiste un altro modello di sviluppo, anche se vogliono che la Tav «rispetti l’ambiente e la salute». Al parcheggio del Lingotto sono accolti come eroi: fotografi, telecamere, giornalisti. Sono arrivati in anticipo e aspettano in silenzio l’avvio delle danze. Sono loro i protagonisti ma vengono ingoiati dalla nomenclatura politica ed economica. Cribari dal palco chiederà ancora attenzione. Si spengono le luci. Si torna in valle, «rinfrancati – precisa Ferrarini – e con una sensazione positiva».

ALESSANDRO MONDO – La Stampa

Politica, grande e piccola impresa, commercio, sindacato: un migliaio di persone unite per declinare il loro «sì» alla Torino-Lione» e ribattere alla protesta dei 20 mila che sabato hanno sfilato in Valle Susa.

Quello che è stato sancito ieri a Torino nella «Sala gialla» del Lingotto Fiere, la stessa scelta da Veltroni nel 2008 per lanciare il Pd, può essere chiamato «il patto per la Tav». Così lo concepisce il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, promotore dell’iniziativa con i deputati Pd Esposito e Merlo. «Scopo della manifestazione è un solenne patto d’onore tra gli amministratori affinché la Tav venga considerata prioritaria. A costo di scontare dissensi all’interno delle proprie coalizioni». Parole pronunciate con lo sguardo verso il segretario regionale del Pd Morgando, preso in contropiede dall’alleanza in Valle tra una parte del partito e i No-Tav.

Parola d’ordine: «Nessuna contrapposizione muscolare, ma un atto di democrazia». La manifestazione indetta per rubare la scena ai contestatori e dare voce a quanti appoggiano il super-treno – il fronte dei «pimby» («please in my backyard») -, è filata via liscia: due ore e un quarto di interventi scanditi da applausi, organizzazione curata a puntino. L’unica nota pittoresca è stato il pacifico «blitz» di un gruppetto di studenti universitari No-Tav, subito bacchettati dalla platea, accompagnati fuori dalla sala e identificati dalle forze dell’ordine.

Poca gente comune, molti politici: dal Pd all’Udc, passando per l’Api di Rutelli. Pdl e Lega hanno disertato l’iniziativa. Assente anche l’Italia dei valori. Presenti i vertici istituzionali: Mercedes Bresso per la Regione, Antonio Saitta per la Provincia, Chiamparino per il Comune. Soprattutto, al Lingotto si sono riuniti i vertici delle categorie economico-produttive locali: quelle che considerano l’Alta velocità come l’«exit-strategy» per collegare il Piemonte all’Europa e garantire il futuro di un territorio non comprimibile nei ristretti confini della Valle Susa. Per dirla con Mariella Enoch, presidente di Confindustria Piemonte, «rischiamo di diventare uno stupendo museo di archeologia industriale».

Preoccupazione condivisa da un mondo abituato a giudicare i fatti più che le parole, e per questo non sempre tenero con i politici: compresi quelli in sala. Deciso Gianfranco Carbonato, Unione Industriale: «In economia il tempo è una variabile fondamentale, le cose giuste fatte al momento sbagliato non funzionano. Per la Tav il tempo è scaduto». Ancora la Enoch: «In tempi di crisi tutti cercano le imprese e le giudicano, ma quali opportunità ci avete dato per crescere?». Un linguaggio che Mario Virano, presidente dell’Osservatorio, intende al volo: «Il percorso deciso per la Tav, iper-garantista, non ha precedenti. Lo dico ai molti che dicono di amare la loro valle e poi la distruggono con villette e capannoni». Altri applausi dopo l’intervento di Gianni Pibiri, segretario edili per la Cgil, minacciato da ignoti qualche giorno fa.

Dalla Camera di Commercio all’Ance, dall’Api all’Ascom e agli autotrasportatori, presenti anche alcuni dirigenti del mondo Fiat, il messaggio è univoco: manifestare è un diritto, poi decide a maggioranza.

“L’iniziativa di questa mattina al Lingotto è stata di grande rilevanza. Esprimo il mio più vivo apprezzamento agli organizzatori, in particolare a Sergio Chiamparino e ai Deputati Stefano Esposito e Giorgio Merlo.

La presenza in sala di molti dirigenti, quadri e militanti del PD è la dimostrazione della coerenza che contraddistingue la posizione del nostro partito.

La partecipazione del mondo piemontese dell’economia, dell’impresa e del lavoro, attraverso le associazioni di categoria e i sindacati, è la prova che la realizzazione della nuova tratta ferroviaria Torino-Lione rappresenta un obiettivo strategico per la nostra Regione, un obiettivo voluto dalla netta maggioranza della società piemontese. Dunque, si vada avanti verso questo traguardo, senza timori”.

Gianfranco MORGANDO

Segretario Regionale PD Piemonte

La realizzazione della Torino-Lione è decisiva per modernizzare le infrastrutture nel nostro paese. Un passaggio indispensabile per rilanciare lo sviluppo economico e produttivo del Piemonte, del Nord Ovest, dell’Italia settentrionale e di tutto il paese.

Si tratta di scegliere tra un futuro di declino e di emarginazione irreversibili, oppure di fare della nostra Regione la piattaforma logistica del Nord Ovest collegata con i grandi flussi internazionali.

Un obiettivo a cui la politica non può presentarsi balbettante e ondivaga. Si tratta di costruire una forte e convinta convergenza politico ed istituzionale per raggiungere un traguardo che, nel rispetto del territorio e dell’ambiente, sappia offrire nuove opportunità di crescita e di sviluppo. E l’iniziativa bipartisan di oggi a Torino rappresenta un salto di qualità non solo per la politica piemontese ma per la stessa credibilità delle istituzioni che di fronte ad un obiettivo concreto lo perseguono concretamente al di là degli schieramenti e della logica dell’ appartenenza politica.

E l’impegno a siglare un “Patto pubblico per la realizzazione della Torino-Lione” è l’atto politico che deve accompagnare questa iniziativa bipartisan.

Un patto che vede uniti le istituzioni, i partiti, le forze sindacali, le categorie economiche e produttive del Piemonte che individuano nella Torino-Lione lo snodo decisivo per uscire dall’isolamento territoriale e per rilanciare lo sviluppo e la crescita economica e produttiva del nostro paese. Con lo sguardo rivolto al futuro e alla prospettiva delle nuove generazioni.

Torino 24 1 2009

(ANSA) – TORINO, 22 GEN – L’Unione delle Province Piemontesi aderisce alla manifestazione Si-Tav in programma domenica a Torino. ‘Riteniamo la linea ad alta velocita’ Lione-Torino come un’imprescindibile opportunita’ di sviluppo del Piemonte – dice il Presidente dell’Upp Massimo Nobili – la sua mancata realizzazione in tempi certi condannera’ la nostra Regione a una marginalita’ globale’.

Secondo Nobili, ‘il Corridoio 24 che collega Genova a Rotterdam attraversando il Piemonte non potrebbe a quel punto avvalersi di proficue sinergie con il Corridoio 5 che partendo da Marsiglia andrebbe a servire i porti del Nord Europa con un tracciato tutto al di la’ delle Alpi’. ‘Comprendiamo – spiega il Presidente – i disagi a cui le comunita’ direttamente toccate dalle infrastrutturazioni piu’ pesanti andranno incontro, ma siamo convinti si tratti di un’opera che una volta ultimata produrra’ benefici con un saldo ampiamente superiore ai costi, in tutti i sensi sostenuti. Ne va del futuro del Piemonte e della sua possibilita’ di restare al centro del Sistema-Europa’.

Massimo Nobili conclude sottolineando l’unione alle ‘Associazioni di Categoria del tessuto produttivo della nostra Regione nel sostenere la realizzazione di questa grande opera che una minoranza non deve impedire’. ‘Ci auguriamo dunque – commenta il presidente dell’Upp – che il percorso volto al suo compimento si avvii verso una larga intesa istituzionale e bipartisan. Occorre in questo senso che alcune forze politiche facciano chiarezza al loro interno e rimuovano gli ostacoli che fin qui hanno rallentato il procedere realizzativo della Tav’.(ANSA).

“Nessuno ignora la complessità di un’opera infrastrutturale così impegnativa come la TAV e per questo è giusto interloquire e discutere con chi esprime obiezioni e contrarietà. Ma a nessuno può sfuggire il carattere strategico di un’opera essenziale per lo sviluppo economico, l’integrazione europea e il lavoro. Viviamo peraltro in un tempo che possiede tutte le conoscenze, le tecnologie e le risorse per realizzare ferrovie per l’alta velocità nella sicurezza ambientale e sociale”.

Lo ha dichiarato Piero Fassino motivando così la sua adesione alla manifestazione ‘Sì TAV’ promossa domenica mattina al Lingotto di Torino sostenuta da personalità di un largo schieramento politico.

“Il dibattito di questi anni – ha sottolineato Fassino – ha permesso di arrivare a soluzioni progettuali innovative e più sicure, che potranno ulteriormente essere affinate se si abbandonano contrapposizioni di principio, per promuovere invece un confronto di merito capace di individuare le soluzioni più efficaci e condivise”.

“Ed è importante – ha aggiunto ancora Fassino – che il confronto si sviluppi bandendo ogni forma di violenza, di intolleranza e di intimidazione, nel rispetto delle opinioni di ciascuno.

“Con questo spirito – conclude Fassino – non potendo essere presente per impegni istituzionali all’estero, esprimo la mia adesione alla manifestazione ‘Sì TAV’.”

LaStampa

La Torino-Lione avrà un peso determinante sulla prossima campagna elettorale, soprattutto nella costruzione delle alleanze e dei rapporti tra la politica e le categorie sociali. La puntualizzazione di Umberto Bossi sulla necessità di fare la Tav rafforza la linea dei falchi del centrodestra, soprattutto del leghista Roberto Cota, lo sfidante della Bresso, fa sì che anche chi aveva promosso l’iniziativa come il sottosegretario alle Infrastrutture Mino Giachino o l’onorevole Osvaldo Napoli alla fine non parteciperà all’appuntamento del Lingotto. Alla fine anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, avrebbe condiviso lo stop imposto dal coordinatore Enzo Ghigo che accusa la Bresso di fare il doppio gioco perché «fa alleanze elettorali con il segretario di Prc, Paolo Ferrero, che oggi parteciperà alla marcia No Tav in programma a Susa».

Certo, resta da spiegare agli imprenditori, soprattutto valsusini che per la prima volta scenderanno a Torino, il perché di questa scelta. E così ieri sera, Giachino, Cota, Ghigo e l’europarlamentare Vito Bonsignore, hanno incontrato una delegazione illustrando le cose fatte dal governo per portare avanti il progetto. E Cota attacca: «Ferrero non è certo un mio alleato».

Bresso e il Pd, però, hanno escluso ogni accordo politico e la federazione della sinistra non avrà posti in giunta. Gianfranco Morgando, però, segretario regionale democratico mette dei paletti: «E’ vero che con la sinistra non siamo divisi da un abisso ma solo da un fossato ma il problema è che a forza di alzare i toni della polemica contro la Tav questo fossato invece di ridursi si allarga». E da questo punto di vista è evidente che l’adesione di Ferrero e della Federazione della Sinistra alla marcia No Tav che oggi partirà alle 14 dall’autoporto di Susa «non aiuta certo a colmare la distanza anche perché è inaccettabile accostare chi vuole fare la Torino-Lione alla mafia o a chi si fa portatore di interessi occulti».

Ma Ferrero, nell’annunciare la sua adesione, spiega: «Come recita il volantino che promuove la manifestazione, saremo in prima fila a protestare contro il partito trasversale degli affari che vorrebbe trasformare il nostro territorio in un enorme cantiere per almeno vent’anni e in solidarietà alle amministrazioni comunali sotto attacco».

E Morgando è alle prese anche con il problema dei ribelli del Pd. Oggi il presidente della Comunità montana Valsusa e Valsangone, Sandro Plano, sarà ascoltato dai garanti del partito che devono accertare se abbia o meno violato lo statuto. Ma a parte le storie personali resta un problema politico e nel partito si sta facendo strada l’ipotesi di mettere sotto tutela gli organi collegiali valsusini. Morgando non parla mai di commissariamento ma il senso di scegliere una «gestione straordinaria degli organismi di coordinamento di Valle» ha lo stesso valore politico.

Intanto a Susa i militanti No Tav hanno fatto il porta a porta in ogni comune con l’obiettivo di portare in piazza a protestare contro la Torino-Lione e l’avvio dei sondaggi, migliaia di persone

Sergio Chiamparino – LaStampa

La storia, checché ne dica Grillo dal suo predellino, insegna che la crescita della nostra città e del Piemonte, e dell’intero Nord, è stata fortemente correlata con il potenziamento e la modernizzazione delle infrastrutture di trasporto. Francesco Manacorda su questo giornale ha giustamente invitato a riflettere su cosa sarebbe stato dei nostri territori se nella metà dell’800 non si fosse fatto il traforo del Frejus.

Se si ragiona un attimo, L’Alta Velocità non è nient’altro che la modalità normale con cui ci si sposterà per ferrovia sul medio lungo raggio nel XXI secolo. Un po’ come è avvenuto quando si è cominciato a sostituire le vaporiere con le motrici elettriche.

Nessun mostro inquinante quindi, al contrario una scelta per lo sviluppo sostenibile.

Si dice che l’attuale linea non è satura. Vero. Ma come ha ripetutamente spiegato Mario Virano, saturarla vorrebbe dire far passare un treno merci ogni 7 minuti (sette!). Ci domandiamo come sarebbero contenti i valsusini che vivono nei paesi attraversati dalla ferrovia e quali sarebbero le condizioni di sicurezza in cui si viaggerebbe. Ci domandiamo come sarebbe possibile avere spazio sufficiente per garantire un servizio passeggeri adeguato sia nel lungo raggio sia in ambito metropolitano (i pendolari!).

La situazione è molto diversa rispetto a quattro anni fa. Il lavoro dell’Osservatorio e di Mario Virano, a cui va tutto il nostro apprezzamento, ha consentito di diradare dubbi, di smascherare pretesti, di fornire risposte, di tenere conto di osservazioni e richieste che provenivano dalle popolazioni interessate.

I sondaggi si stanno facendo senza problemi significativi certo per l’intelligente azione delle forze dell’ordine coordinate dal Prefetto, ma anche perché gli oppositori sono poche centinaia di attivisti senza popolo. Perché la gente della Val di Susa ha capito come aveva capito decenni fa quando fu costruita l’autostrada.

Se le opere si fanno bene, rispettando il territorio, convengono, perché accrescono le possibilità di lavoro anche molto qualificato, perché migliorano la qualità del trasporto e dell’ambiente.

E questa sarà un’opera fatta bene. Grazie al lavoro dell’Osservatorio è già e sarà l’opera più monitorata da tutti i punti di vista a partire da quello ambientale.

Naturalmente non pretendiamo che tutti siano convinti e d’accordo. Rispettiamo il dissenso anche quando è pregiudiziale e politico. In democrazia, su materie come queste, nessuno può però avere diritto di veto. Semplicemente quindi chiediamo che si rispetti il diritto della maggioranza.

Maurizio Tropeano – LaStampa

Alberto Perino, uno dei volti più noti del movimento No Tav racconta di aver messo in rete le dichiarazioni di Umberto Bossi sulla non necessità dell’opera per il Piemonte con la postilla che sarebbero durate meno di 24 ore. E infatti poco prima delle tredici è arrivata la puntualizzazione del leader del Carroccio: «E’ evidente a tutti che sono favorevole alla Tav e ne ho spiegato anche le motivazioni. Ricordando che la geopolitica non cambia mai e che, come il traforo sul Frejus è stato importante per il rilancio del Piemonte a suo tempo, oggi lo sarà la Tav».

Del resto Perino non si aspettava certo di vedere le bandiere della Lega Nord alla marcia contro il treno veloce e il piano dei sondaggi che oggi partirà da Susa. Quelle bandiere c’erano nel 2005 ma sventolarono fino a quando non ci furono gli incidenti di Venaus. Ma le dichiarazioni di Bossi sono servite ad innescare una durissima polemica politica alla vigilia della manifestazione Pro-Tav organizzata per domani dal sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. La presidente della Regione, Mercedes Bresso, e il Pd avevano colto al volo le dichiarazioni del leader della Lega per lanciare accuse sulla mancanza di volontà di una parte del centrodestra di realizzare l’opera. Ieri è arrivata la contro-replica. Nessun esponente del Pdl parteciperà alla manifestazione, nemmeno quelli che inizialmente avevano aderito scaricando la colpa sul «doppio gioco della Bresso», come spiega il coordinatore Enzo Ghigo.

Alla fine così ha vinto Roberto Cota, lo sfidante della Bresso, che fin dall’inizio aveva tenuto fuori il Carroccio dall’appuntamento del Lingotto. E ieri Cota si è preso la rivincita incontrando, con il sottosegretario Mino Giachino, una delegazione di imprenditori valsusini che domani saranno al Lingotto: «Noi siamo per la Tav, non come la sinistra e Ferrero che tra l’altro non è certo un mio alleato». Il segretario di Prc, infatti, ha aderito alla manifestazione No Tav, provocando un qualche imbarazzo nel Pd. Il segretario nazionale Bersani manda a Torino come osservatore il responsabile delle Infrastrutture ma il partito deve incassare il dissenso di Roberto Della Seta, ex Legambiente.

La questione Tav, insomma, rischia di avvelenare l’avvio della prossima campagna elettorale anche se l’obiettivo della manifestazione voluta da Chiamparino è di arrivare ad una mobilitazione economica e sociale per realizzare l’opera al di là degli schieramenti. E così ieri si è registrata la presa di posizione dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne: «La Fiat ha sempre considerato la Tav un’opera di importanza cruciale, fin da quando, vent’anni fa, Umberto Agnelli si spese in prima persona, assumendo la presidenza del primo comitato promotore dell’iniziativa. Oggi la nostra idea rimane immutata».

Secondo Marchionne «si tratta della più grande occasione che l’Italia ha per modernizzare la propria rete infrastrutturale e per porre le basi dello sviluppo economico che lasceremo alle prossime generazioni. E’ un’opera essenziale se vogliamo rendere il nostro sistema dei trasporti più efficiente e il nostro territorio più competitivo». Poi l’allarme: «Rinunciare alla Tav – per inerzia o per mancanza di coraggio – non significa solo rinunciare a un grande progetto ma vuol dire rendersi responsabili di cancellare l’Italia dalla cartina dell’Europa».

Sara Strippoli – Repubblica

Sull´incontro di domani al Lingotto dei “Sì Tav” manda il suo messaggio Sergio Marchionne: «La Torino-Lione è cruciale, da fare il più in fretta possibile. La Fiat lo ripete da sempre, da quando, vent´anni fa, Umberto Agnelli si spese in prima persona, assumendo la presidenza del primo comitato promotore». In parallelo, del Pdl e dello spirito bipartisan resta solo il fantasma, e gli organizzatori del Pd lasceranno deliberatamente vuote le sedie dei vecchi amici-avversari con i cartelli dei nomi in bella vista: Napoli, Zanetta, Giachino. I promotori del centrodestra hanno obbedito al diktat del partito e non ci saranno. Mentre oggi alle 14 sfila il movimento dei contrari all´opera, dalla comunità montana Sandro Plano lancia accuse sulla irregolarità dei sondaggi a Chiusa San Michele e il segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero annuncia la sua presenza a Susa. Invece domani in Sala gialla sarà presente anche il presidente onorario di Exor Gianluigi Gabetti. Sergio Chiamparino liquida con una battuta l´assenza del Pdl: «Ci auguriamo la più ampia partecipazione, ma ognuno si assume le sue responsabilità». Poi ribadisce che il convegno del Lingotto «serve a chiarire che chiunque vincerà le elezioni si impegnerà a realizzare la Torino-Lione». Di ora in ora le adesioni crescono. Annuncia la sua partecipazione il sindacato di centrodestra Ugl e si conferma l´arrivo del responsabile infrastrutture del Pd nazionale Matteo Mauri. Il ministro degli esteri Franco Frattini, ieri a Torino, ha detto che la Torino-Lione è un progetto «di cui dovremo parlare solo per attuarlo, non certo per metterlo in discussione». Fra i perplessi, 22 imprenditori della Provincia di Torino che polemizzano sulla presenza annunciata dal presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello: «Crediamo che la sua debba essere una posizione espressa a titolo personale». E in casa Pd, lo scettico della Torino-Lione Roberto Della Seta scatena le reazioni dei promotori Chiamparino-Esposito e Merlo.

Ancora battibecchi fra Mercedes Bresso e lo sfidante del Carroccio Roberto Cota. «Il Pdl si fa ricattare dalla Lega che ha dimostrato di essere contraria alla Tav» attacca Bresso , commentando la decisione del Pdl di non partecipare. Replica l´avversario: «Questo approccio negativo di Bresso che cerca fantasmi da colpire è lo stesso che ha relegato il Piemonte in posizione subalterna ed isolata rispetto all´Europa». Il leader della Lega Nord Umberto Bossi ieri ha corretto il tiro: «Certo che sono favorevole all´alta velocità».