ALESSANDRO MONDO – La Stampa
Politica, grande e piccola impresa, commercio, sindacato: un migliaio di persone unite per declinare il loro «sì» alla Torino-Lione» e ribattere alla protesta dei 20 mila che sabato hanno sfilato in Valle Susa.
Quello che è stato sancito ieri a Torino nella «Sala gialla» del Lingotto Fiere, la stessa scelta da Veltroni nel 2008 per lanciare il Pd, può essere chiamato «il patto per la Tav». Così lo concepisce il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, promotore dell’iniziativa con i deputati Pd Esposito e Merlo. «Scopo della manifestazione è un solenne patto d’onore tra gli amministratori affinché la Tav venga considerata prioritaria. A costo di scontare dissensi all’interno delle proprie coalizioni». Parole pronunciate con lo sguardo verso il segretario regionale del Pd Morgando, preso in contropiede dall’alleanza in Valle tra una parte del partito e i No-Tav.
Parola d’ordine: «Nessuna contrapposizione muscolare, ma un atto di democrazia». La manifestazione indetta per rubare la scena ai contestatori e dare voce a quanti appoggiano il super-treno – il fronte dei «pimby» («please in my backyard») -, è filata via liscia: due ore e un quarto di interventi scanditi da applausi, organizzazione curata a puntino. L’unica nota pittoresca è stato il pacifico «blitz» di un gruppetto di studenti universitari No-Tav, subito bacchettati dalla platea, accompagnati fuori dalla sala e identificati dalle forze dell’ordine.
Poca gente comune, molti politici: dal Pd all’Udc, passando per l’Api di Rutelli. Pdl e Lega hanno disertato l’iniziativa. Assente anche l’Italia dei valori. Presenti i vertici istituzionali: Mercedes Bresso per la Regione, Antonio Saitta per la Provincia, Chiamparino per il Comune. Soprattutto, al Lingotto si sono riuniti i vertici delle categorie economico-produttive locali: quelle che considerano l’Alta velocità come l’«exit-strategy» per collegare il Piemonte all’Europa e garantire il futuro di un territorio non comprimibile nei ristretti confini della Valle Susa. Per dirla con Mariella Enoch, presidente di Confindustria Piemonte, «rischiamo di diventare uno stupendo museo di archeologia industriale».
Preoccupazione condivisa da un mondo abituato a giudicare i fatti più che le parole, e per questo non sempre tenero con i politici: compresi quelli in sala. Deciso Gianfranco Carbonato, Unione Industriale: «In economia il tempo è una variabile fondamentale, le cose giuste fatte al momento sbagliato non funzionano. Per la Tav il tempo è scaduto». Ancora la Enoch: «In tempi di crisi tutti cercano le imprese e le giudicano, ma quali opportunità ci avete dato per crescere?». Un linguaggio che Mario Virano, presidente dell’Osservatorio, intende al volo: «Il percorso deciso per la Tav, iper-garantista, non ha precedenti. Lo dico ai molti che dicono di amare la loro valle e poi la distruggono con villette e capannoni». Altri applausi dopo l’intervento di Gianni Pibiri, segretario edili per la Cgil, minacciato da ignoti qualche giorno fa.
Dalla Camera di Commercio all’Ance, dall’Api all’Ascom e agli autotrasportatori, presenti anche alcuni dirigenti del mondo Fiat, il messaggio è univoco: manifestare è un diritto, poi decide a maggioranza.


la marcia dei mille…in pratica tutto l’apparato partitocratico del piemonte…1000 persone che manifestano contro il volere di chi li ha eletti…1000 manifestanti a pagamento..l’udc si scusa per l’assenza di cuffaro,anche lui impegnato in sicilia per alti impegni istituzionali
chiampa,li hai visti i 40.000 della val susa?