PAOLO GRISERI – Repubblica

TORINO – La Sala Gialla del Lingotto, quella che servì da trampolino di lancio per la segreteria di Walter Veltroni, si riempie presto nonostante l´orario impossibile. Alle 10 della domenica mattina i 600 posti a sedere sono occupati e ci sono circa 200 persone in piedi. Inizia così la giornata dell´orgoglio «Sì-Tav» promossa da Sergio Chiamparino e da parlamentari di ambedue gli schieramenti. Una riposta di peso, anche se numericamente non paragonabile, ai 20.000 che sabato avevano manifestato in Val di Susa contro il supertreno.

In sala, accanto ai politici, ci sono i vertici delle associazioni imprenditoriali e dei sindacati. Mancano i parlamentari di centrodestra, che pure avevano partecipato all´organizzazione: «Non vogliamo fare polemiche – dice il deputato del Pd Stefano Esposito – ma ci dispiace molto che non abbiano potuto essere presenti». In realtà gli uomini del Pdl sono stati bloccati dal veto della Lega che in Piemonte candida Roberto Cota alle regionali e che non gradisce iniziative bipartisan nemmeno su un´opera che gran parte delle forze politiche riconosce come fondamentale per lo sviluppo del Nord-Ovest italiano: «L´importante – aveva tagliato corto Bossi nei giorni scorsi – è che il Piemonte sia collegato bene alla Lombardia».

Ma il principale assente della mattinata non è il centrodestra. Stupisce infatti che fra tanti esponenti del mondo imprenditoriale non si siano visti rappresentanti delle Ferrovie che pure la Torino-Lione dovrebbero costruirla. In realtà la società di Mauro Moretti finisce presto sul banco degli imputati. Tocca a Mario Virano, presidente dell´Osservatorio che ha riunito in questi anni governo e amministrazioni interessate, chiudere il suo intervento dal palco con un riferimento preciso: «Invito tutti coloro che hanno sfilato sabato contro la Tav a entrare nel merito della discussione e a non considerare l´opera come un mostro da abbattere. Invito tutti a fare la propria parte, a cominciare da Trenitalia». Mercedes Bresso, presidente uscente del Piemonte e ricandidata alla guida della Regione, sorride in prima fila: «Sono d´accordo con Virano. Perché il miglior modo per convincere i contrari che la Tav può essere utile è dimostrare da subito che le ferrovie possono funzionare. Lo stato dei treni pendolari e gli stessi ritardi della Frecciarossa non sono una buona pubblicità». Poche file più indietro Giovanni Nigro, responsabile dell´Agenzia per la mobilità di Torino, snocciola dati impressionanti: «Calcoliamo che nel periodo giugno 2008 – dicembre 2009 il dieci per cento dei treni pendolari della Val di Susa hanno accumulato ritardi eccessivi, quasi sempre superiori alla mezz´ora. Questo significa che cinque treni al giorno o sono arrivati in grave ritardo o sono stati addirittura soppressi. In un anno e mezzo circa 2.500 treni».

In queste condizioni la battaglia dei «Sì-Tav» si presenta ancora in salita anche se, sottolinea Chiamparino, «non era scontato che tutte queste persone partecipassero in Italia a una delle poche iniziative ‘per´ e non ‘contro´ qualcosa». Nel pomeriggio, in un albergo del centro, il centrodestra replica con una propria iniziativa a favore del supertreno. «Non abbiamo aderito alla manifestazione del Lingotto – dice Roberto Cota – perché il Pd è contro la Tav». Per superare l´opposizione dei valligiani al supertreno, l´avvocato leghista propone «la class action contro il movimento No Tav». In Val di Susa intanto qualcuno ha incendiato nella notte uno dei presidi sorti contro la nuova ferrovia: «Ecco i frutti della campagna di odio contro di noi», dicono in valle.

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