MASSIMO NUMA – La Stampa
Alle 11 di un martedì non qualunque per la Val Susa, cioè quando le trivelle della Tav stanno già lavorando da ore, cade un altro pezzo del “muro di Berlino”. Piazza del mercato, arriva il camper dell’Osservatorio. A bordo ci sono i geologi. C’è tensione. Hanno il compito di rispondere alle domande della gente, di chiunque voglia tentare di farsi un’opinione propria, lontana dal martellante coro di «no».
I pochi carabinieri sono pronti a intervenire, a difendere il banchetto con i volantini che spiegano ragioni e particolari tecnici dell’Alta Velocità. Dopo pochi minuti ecco il presidente della Provincia Antonio Saitta e l’assessore regionale ai Trasporti Daniele Borioli. Senza scorta, seguiti solo da un paio di funzionari. Adesso sono qui, nel regno di Alberto Perino e ora anche degli autonomi dei centri sociali. Al tavolo del «giuramento» di Bussoleno, c’era pure Raffaele Rizzo, uno dei capi del centro sociale Askatasuna. Sole alto, mercato pieno di gente. Saitta si ferma e chiede: «Allora, cosa ne pensate? Ci sono dei tecnici, sono in grado di darvi informazioni precise. Chiedete».
I valsusini, all’inizio, sono diffidenti. Borioli si ferma a discutere con una signora. Toni polemici ma civili: «La nostra valle è stata massacrata, e da decenni, non è più in grado di sostenere decenni di lavori…», dice. I progetti dovranno rispettare l’ambiente, avranno al centro la salvaguardia non solo della natura ma anche della salute, replicano gli amministratori. Sulla «main street» sfila una lunga fila di camion, costretti a uscire dall’autostrada per il blocco organizzato dai No-Tav. «Avete agito male – dice rabbioso un reduce dal presidio – con i sondaggi nei terreni della Sitaf, fatti di nascosto, senza trasparenza, senza lasciarci la possibilità di controllare». «Sono in regola quei cantieri, rispettano le norme di sicurezza», è la replica. «È democrazia, questa?». «I sondaggi vanno fatti, state sicuri che l’Osservatorio segue tutte le procedure».
Intanto, a fianco del camper dei geologi ne compare un altro. Quello dei NoTav. «Punto informativo» è scritto su un cartello appiccicato alle fiancate. La passeggiata nel mercato di Susa continua sino a quando non compare un piccolo gruppo. Uomini e donne, bandiere con il treno crociato. Il tono è cambiato. I primi insulti sono contro i giornalisti: «Venduti, domani scriverete che eravamo in duecento cretini ma la valle è nostra, noi la difendiamo». E a Saitta-Borioli: «State cedendo alle lobby mafiose, siete complici…Venite qui ma alle nostre domande non rispondete. Scappate via di corsa, sulle auto blu pagate da noi».
E urla un NoTav napoletano: «Guarda che carta patinata, chissà quanto costa, non badate a spese, li avete i soldi, voi!». Replica della geologa: «Guardi che è carta ecologica». Non importa. Cresce l’intolleranza. «Tanto non ci riuscirete mai, fermeremo i cantieri, sempre. A sarà dura! Vergogna!». La contestazione dura poco. Tre, quattro minuti. Un signore con la sciarpa e una cartelletta blu sotto il braccio si avvicina a Saitta. «Senta, come mai tollerate che i cantieri non rispettino la legge?». Scatta il presidente: «Come non rispettiamo la legge! Lei come si permette! Se vuole chiarimenti, siamo qui ma gli insulti no». Saitta e Borioli se ne vanno indisturbati. Accolti, tutto sommato, bene.
Restano i geologi. I No-Tav li circondano pacificamente, li costringono a estenuanti maratone oratorie. Così non possono distribuire i volantini. Tre autonomi li prendono tutti e li fanno sparire. Ma ieri le persone favorevoli alla Tav si sono messe a discutere, senza paura, con i sostenitori del No. In piazza. E davanti a tutti.