BORIOLI: SU TERZO VALICO E TORINO LIONE GRAVE ATTEGGIAMENTO DI SCAJOLA.

“Ho ascoltato in diretta le parole del ministro Scajola e sono rimasto a dir poco sorpreso” così Daniele Borioli, assessore alle infrastrutture della Regione Piemonte, commenta le parole del ministro Scajola durante l’avvio dei lavori del Terzo Valico questa mattina a Genova. “Mi pare tra l’altro di capire – prosegue Borioli – che il suo pensiero non coincida con quello del ministro Matteoli ma ciò non basta a togliere la sensazione che nel Governo ci siano due linee di pensiero tra loro divaricanti. Una, quella del ministro Scajola, che ritiene si possa realizzare il corridoio 5 bypassando Torino e imperniando il sistema sulla centralità di Genova rinviando sine die la realizzazione della Torino-Lione; l’altra, certamente più vicina alla posizione della Regione Piemonte, che vede nell’indispensabile complementarietà delle due opere l’elemento di forza dell’intero sistema trasportistico del nord-ovest. Se si sommano poi le dichiarazioni del ministro Scajola a quelle di pochi giorni fa del ministro Bossi, ne emerge il quadro sconcertante di una destra di governo che mentre impartisce alla Bresso e al centro-sinistra lezioni sulla volontà di realizzare la Torino-Lione, mostra in realtà ben più di qualche sfrangiamento nella propria azione. Per quanto come alessandrino io sia assolutamente convinto dell’indispensabilità del Terzo valico ferroviario, ritengo che lo stesso valga per la Torino-Lione. Trovo grave che, in un momento in cui il sistema territoriale piemontese e torinese nonché le forze dell’ordine sono sottoposte allo stress di una complicata gestione dei rapporti con l’opinione pubblica e le amministrazioni locali per mantenere il più possibile la tranquillità necessaria per proseguire le attività nonostante le minacce e le intimidazioni ai vertici istituzionali, un ministro della Repubblica si avventuri con tanta leggerezza su ipotesi che rischiano di seminare più di un dubbio, sia nell’Unione Europea sia nei nostri partner francesi, circa le reali intenzioni del governo italiano. E proprio nel momento in cui si è dato il via alla progettazione preliminare dell’opera. A questo punto si rende necessaria direttamente dal capo del governo una presa di posizione chiara sull’argomento. E mi auguro, se non bastassero le pressioni delle istituzioni locali, che sia quel vasto mondo dell’economia torinese a pretenderla. Sono convinto da tempo delle reali intenzioni del ministro Matteoli ma a questo punto l’evidente difformità di opinioni di altri suoi colleghi spiegherebbe anche il ritardo con cui il governo sta ottemperando agli mpegni assunti nei confronti della Regione con l’accordo di gennaio 2009 per finanziare il sistema ferroviario metropolitano, nonché il potenziamento del sistema ferroviario delle merci sulla linea storica”.

E il fronte del “Sì” fa breccia in valle

MASSIMO NUMA – La Stampa

Alle 11 di un martedì non qualunque per la Val Susa, cioè quando le trivelle della Tav stanno già lavorando da ore, cade un altro pezzo del “muro di Berlino”. Piazza del mercato, arriva il camper dell’Osservatorio. A bordo ci sono i geologi. C’è tensione. Hanno il compito di rispondere alle domande della gente, di chiunque voglia tentare di farsi un’opinione propria, lontana dal martellante coro di «no».

I pochi carabinieri sono pronti a intervenire, a difendere il banchetto con i volantini che spiegano ragioni e particolari tecnici dell’Alta Velocità. Dopo pochi minuti ecco il presidente della Provincia Antonio Saitta e l’assessore regionale ai Trasporti Daniele Borioli. Senza scorta, seguiti solo da un paio di funzionari. Adesso sono qui, nel regno di Alberto Perino e ora anche degli autonomi dei centri sociali. Al tavolo del «giuramento» di Bussoleno, c’era pure Raffaele Rizzo, uno dei capi del centro sociale Askatasuna. Sole alto, mercato pieno di gente. Saitta si ferma e chiede: «Allora, cosa ne pensate? Ci sono dei tecnici, sono in grado di darvi informazioni precise. Chiedete».

I valsusini, all’inizio, sono diffidenti. Borioli si ferma a discutere con una signora. Toni polemici ma civili: «La nostra valle è stata massacrata, e da decenni, non è più in grado di sostenere decenni di lavori…», dice. I progetti dovranno rispettare l’ambiente, avranno al centro la salvaguardia non solo della natura ma anche della salute, replicano gli amministratori. Sulla «main street» sfila una lunga fila di camion, costretti a uscire dall’autostrada per il blocco organizzato dai No-Tav. «Avete agito male – dice rabbioso un reduce dal presidio – con i sondaggi nei terreni della Sitaf, fatti di nascosto, senza trasparenza, senza lasciarci la possibilità di controllare». «Sono in regola quei cantieri, rispettano le norme di sicurezza», è la replica. «È democrazia, questa?». «I sondaggi vanno fatti, state sicuri che l’Osservatorio segue tutte le procedure».

Intanto, a fianco del camper dei geologi ne compare un altro. Quello dei NoTav. «Punto informativo» è scritto su un cartello appiccicato alle fiancate. La passeggiata nel mercato di Susa continua sino a quando non compare un piccolo gruppo. Uomini e donne, bandiere con il treno crociato. Il tono è cambiato. I primi insulti sono contro i giornalisti: «Venduti, domani scriverete che eravamo in duecento cretini ma la valle è nostra, noi la difendiamo». E a Saitta-Borioli: «State cedendo alle lobby mafiose, siete complici…Venite qui ma alle nostre domande non rispondete. Scappate via di corsa, sulle auto blu pagate da noi».

E urla un NoTav napoletano: «Guarda che carta patinata, chissà quanto costa, non badate a spese, li avete i soldi, voi!». Replica della geologa: «Guardi che è carta ecologica». Non importa. Cresce l’intolleranza. «Tanto non ci riuscirete mai, fermeremo i cantieri, sempre. A sarà dura! Vergogna!». La contestazione dura poco. Tre, quattro minuti. Un signore con la sciarpa e una cartelletta blu sotto il braccio si avvicina a Saitta. «Senta, come mai tollerate che i cantieri non rispettino la legge?». Scatta il presidente: «Come non rispettiamo la legge! Lei come si permette! Se vuole chiarimenti, siamo qui ma gli insulti no». Saitta e Borioli se ne vanno indisturbati. Accolti, tutto sommato, bene.

Restano i geologi. I No-Tav li circondano pacificamente, li costringono a estenuanti maratone oratorie. Così non possono distribuire i volantini. Tre autonomi li prendono tutti e li fanno sparire. Ma ieri le persone favorevoli alla Tav si sono messe a discutere, senza paura, con i sostenitori del No. In piazza. E davanti a tutti.

TORINO-LIONE:SAITTA E BORIOLI A SUSA AL MERCATO TRA LA GENTE

(ANSA) – SUSA (TORINO), 19 GEN – Prima uscita del camper informativo della Provincia di Torino sui sondaggi della Torino-Lione: il presidente Antonio Saitta e l’assessore regionale ai Trasporti, Daniele Borioli hanno fatto stamani un breve giro al mercato di Susa, comune nel quale la scorsa notte e’ stato aperto un nuovo cantiere dove sono entrate in azione le trivelle. Ai commercianti e ai clienti sono stati distribuiti dei depliant di informazione sulle indagini nel sottosuolo ‘per cominciare il progetto preliminare della nuova Torino-Lione’. Alcuni hanno accettato il materiale, molti altri lo hanno rifiutato, poi al mercato sono arrivati alcuni ‘No Tav’ che hanno contestato Saitta e Borioli. Nella piazza si e’ anche accesa qualche vivace disputa dialettica tra i ‘No Tav’ e altri abitanti della Valle di Susa. Saitta e Borioli hanno lasciato il mercato senza incidenti facendo rotta verso Torino. ’Nei prossimi giorni – ha detto Saitta – andremo in altri comuni per dare informazioni: abbiamo scritto a tutti i sindaci e molti ci hanno chiesto che il camper informativo vada nei loro comuni’. ’Siamo venuti a spiegare – ha detto Borioli – che i sondaggi sono stati decisi per avere maggiori conoscenze del territorio e per fare in modo che l’opera possa partire nella massima sicurezza’. Alcuni ‘No Tav’ hanno inveito: ‘Ce l’abbiamo gia’ il Mugello, qui tutte le fonti si sono prosciugate. Siete venuti a prenderci in giro’. (ANSA).