Stefano Esposito e Giorgio Merlo – Europa
La Val di Susa non è il pianeta Pandora e i No Tav nulla hanno a che fare con i Na’vi. Nessuna lotta tra bene e male. Ad opporsi all’apertura dei cantieri è una minoranza rumorosa, formata da alcuni valligiani perbene preoccupati dell’impatto ambientale della Tav e da professionisti dell’antagonismo, il cui obiettivo è quello di tenere in ostaggio la volontà della maggioranza e lo sviluppo del Piemonte.
Perché questa è la posta in gioco in Val di Susa: scegliere tra un destino di declino e marginalizzazione (il Piemonte come capolinea periferico del Nord Ovest) oppure fare della nostra regione la piattaforma logistica del Nord Ovest, collegata con i grandi flussi internazionali, producendo valore e opportunità produttive, rilanciando il ruolo degli interporti (in particolare quello di Orbassano), garantendo l’ammodernamento e la rifunzionalizzazione del sistema ferroviario locale, ridefinendo le vocazioni dei territori intermedi.
Come ha ben scritto Franco Migliorini su Limes, «fallire questa occasione vorrebbe dire condannare l’Italia a essere solo il terminal meridionale della nuova rete logistica centroeuropea, saldamente radicata sulla Germania e sui porti del Nord Europa, dove risiedono tutti i centri decisionali dei maggiori operatori».
Da questa consapevolezza è nata Sì Tav, la manifestazione bipartisan che si svolgerà domenica 24 gennaio al Lingotto Fiere di Torino e che coinvolge partiti politici, sindacati, associazioni di categoria, amministratori locali e semplici cittadini.
L’iniziativa del Lingotto assume un significato molto particolare per il Pd, spesso accusato dalla destra di ambiguità e contraddizione, a causa della sciagurata scelta fatta da alcuni amministratori della Valle che hanno stretto un’alleanza elettorale con le liste No Tav. Accuse ingiuste, perché il Pd del Piemonte in più occasioni ha esplicitato la propria posizione favorevole alla realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino- Lione (sottoscrivendo anche la dichiarazione comune elaborata da Confindustria Piemonte e comitato Transpadana).
Anche il segretario Pierluigi Bersani (che ha spiegato agli amministratori dissenzienti che loro parlano solo a titolo personale e non a nome del partito), ha sostenuto il lavoro dell’Osservatorio, della regione e della provincia che in questi cinque anni sono riusciti a coinvolgere le popolazioni locali nel nome del dialogo e del confronto. Ora si è esaurito il tempo della contrapposizione fine a se stessa. Ulteriori ritardi non sono ammissibili, perché il rischio è quello di perdere i finanziamenti europei. Se ciò dovesse accadere non basterebbero le esibizioni isteriche di Beppe Grillo e i presidi promossi dai reduci dell’anarco-insurrezionalismo a ripagare il Piemonte, l’Italia e le future generazioni dell’immane danno arrecato (per informazioni vedere www.sitavtorino.net).