Dalla Valsusa in 100 alla manifestazione

Maurizio Tropeano – La Stampa

L’altra Valsusa si muove con imbarazzo, qualche paura e molta disorganizzazione. E’ la prima volta che i Sì Tav montanari si mettono in mostra e poco importa se oggi sono ancora in pochi. «Ma speriamo che questa sia una scintilla», spiega Patrizia Ferrarini. La galaverna battezza il debutto di quella che si considera l’avanguardia della maggioranza silenziosa che anche in Valle vorrebbe il supertreno ma «per battere i No vogliamo tutto, subito e adesso», spiega Salvatore Cudezzo, autista.

Quello slogan racchiude la madre di tutte le richieste: incentivi fiscali, convenzioni e lavoro per la valle adesso, prima dell’avvio del grande cantiere del 2013. Il motivo? «Perché altrimenti noi non riusciamo più ad andare avanti», spiegano in coro Cudezzo e un gigante che preferisce farsi chiamare con il soprannome, Danielone.

Piazza del Mercato di Susa. Alle otto del mattino si presentano i due autobus che porteranno un centinaio di persone alla manifestazione organizzata al Lingotto dal sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. «Peccato che non sia bipartisan ma abbiamo deciso di andarci lo stesso: non vogliamo avere padrini politici», spiega Michele Cribari, portavoce del consorzio di imprenditori che ha promosso l’iniziativa.

E’ la prima volta che ci mettono la faccia anche se c’è un regista che ha studiato la scenografia. Prima di partire spuntano bandiere bianche con le scritte rosse come quelle dei comitati di protesta ma invece del No c’è la scritta «Sì Tav» e il nome dei paesi di residenza. Fa freddo e Francesco Mannarino sfoga tutta la sua rabbia: «Sono stufo di andare a lavorare a Milano per mille euro al mese per cercare di non morire di fame. Basta con queste proteste. Voglio lavoro».

Lavoro, prima di tutto. «E basta con questi no Tav: sono tutti pensionati o hanno un posto fisso e nessun problema di reddito», fa eco Vincenzo Mammone. Cudezzo racconta di aver litigato ieri sera su Facebook con un No Tav, ma «non ho paura perché chiedo e voglio è solo una cosa: lavorare». Da due mesi è a casa. Danielone è disoccupato da più tempo ed è anche molto arrabbiato: «Se sono qui oggi non è perché mi hanno pagato come sostengono quelli là, ma perché non riesco più ad andare avanti».

Salgono ordinati sui due autobus messi a disposizione dal neonato Consorzio che raggruppa 93 imprese di valle. Che cosa si aspettano da quelli del Lingotto? «Qualcosa che avrebbe dovuto arrivare prima di adesso. Attenzione per le imprese e per i nostri lavoratori», spiega ancora Cribari.

In viaggio dipingono una situazione che ricorda la grande depressione: disoccupazione, miseria, paura. La Tav è come la manna, il miracolo che può ridare speranza: «Ma qui deve partire subito qualcosa, altrimenti la Valle muore», spiega Fiorella. «E’ già morta», risponde Grazia. Sono sedute in seconda fila in questo autobus granturismo che sta viaggiando sulla A32: «Siamo qui perché ci aspettiamo da chi governa di avere qualcosa subito senza aspettare l’avvio della Tav».

L’autobus imbocca la tangenziale in direzione Lingotto. Valter Nurisso e Anzio Dezorus raccontano di essere andati fino ad Ancona e Bari per lavorare, perché «qui fatichiamo un giorno e dieci restiamo a casa. Non ce la facciamo più». La Tav, dunque, come ultima risorsa «perché porta lavoro così come lo ha portato il cantiere di Pont Ventoux, dove hanno lavorato anche i valligiani e quelli che arrivavano da fuori andavano a rifocillarsi nei bar e nei ristoranti».

Per loro non esiste un altro modello di sviluppo, anche se vogliono che la Tav «rispetti l’ambiente e la salute». Al parcheggio del Lingotto sono accolti come eroi: fotografi, telecamere, giornalisti. Sono arrivati in anticipo e aspettano in silenzio l’avvio delle danze. Sono loro i protagonisti ma vengono ingoiati dalla nomenclatura politica ed economica. Cribari dal palco chiederà ancora attenzione. Si spengono le luci. Si torna in valle, «rinfrancati – precisa Ferrarini – e con una sensazione positiva».

Bossi cancella le polemiche “Voglio la Tav”

Maurizio Tropeano – LaStampa

Alberto Perino, uno dei volti più noti del movimento No Tav racconta di aver messo in rete le dichiarazioni di Umberto Bossi sulla non necessità dell’opera per il Piemonte con la postilla che sarebbero durate meno di 24 ore. E infatti poco prima delle tredici è arrivata la puntualizzazione del leader del Carroccio: «E’ evidente a tutti che sono favorevole alla Tav e ne ho spiegato anche le motivazioni. Ricordando che la geopolitica non cambia mai e che, come il traforo sul Frejus è stato importante per il rilancio del Piemonte a suo tempo, oggi lo sarà la Tav».

Del resto Perino non si aspettava certo di vedere le bandiere della Lega Nord alla marcia contro il treno veloce e il piano dei sondaggi che oggi partirà da Susa. Quelle bandiere c’erano nel 2005 ma sventolarono fino a quando non ci furono gli incidenti di Venaus. Ma le dichiarazioni di Bossi sono servite ad innescare una durissima polemica politica alla vigilia della manifestazione Pro-Tav organizzata per domani dal sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. La presidente della Regione, Mercedes Bresso, e il Pd avevano colto al volo le dichiarazioni del leader della Lega per lanciare accuse sulla mancanza di volontà di una parte del centrodestra di realizzare l’opera. Ieri è arrivata la contro-replica. Nessun esponente del Pdl parteciperà alla manifestazione, nemmeno quelli che inizialmente avevano aderito scaricando la colpa sul «doppio gioco della Bresso», come spiega il coordinatore Enzo Ghigo.

Alla fine così ha vinto Roberto Cota, lo sfidante della Bresso, che fin dall’inizio aveva tenuto fuori il Carroccio dall’appuntamento del Lingotto. E ieri Cota si è preso la rivincita incontrando, con il sottosegretario Mino Giachino, una delegazione di imprenditori valsusini che domani saranno al Lingotto: «Noi siamo per la Tav, non come la sinistra e Ferrero che tra l’altro non è certo un mio alleato». Il segretario di Prc, infatti, ha aderito alla manifestazione No Tav, provocando un qualche imbarazzo nel Pd. Il segretario nazionale Bersani manda a Torino come osservatore il responsabile delle Infrastrutture ma il partito deve incassare il dissenso di Roberto Della Seta, ex Legambiente.

La questione Tav, insomma, rischia di avvelenare l’avvio della prossima campagna elettorale anche se l’obiettivo della manifestazione voluta da Chiamparino è di arrivare ad una mobilitazione economica e sociale per realizzare l’opera al di là degli schieramenti. E così ieri si è registrata la presa di posizione dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne: «La Fiat ha sempre considerato la Tav un’opera di importanza cruciale, fin da quando, vent’anni fa, Umberto Agnelli si spese in prima persona, assumendo la presidenza del primo comitato promotore dell’iniziativa. Oggi la nostra idea rimane immutata».

Secondo Marchionne «si tratta della più grande occasione che l’Italia ha per modernizzare la propria rete infrastrutturale e per porre le basi dello sviluppo economico che lasceremo alle prossime generazioni. E’ un’opera essenziale se vogliamo rendere il nostro sistema dei trasporti più efficiente e il nostro territorio più competitivo». Poi l’allarme: «Rinunciare alla Tav – per inerzia o per mancanza di coraggio – non significa solo rinunciare a un grande progetto ma vuol dire rendersi responsabili di cancellare l’Italia dalla cartina dell’Europa».