Due pullman di gente della Valsusa “Com´è dura stare dalla parte del sì”

SARA STRIPPOLI – Repubblica

«Sono qui perché io non sputo nel piatto in cui mangio come fanno altri». Simona Benenti è una giovane mamma. Ha la bandiera bianca in mano, abita a Bruzolo, porta un maglione giallo-arancio che rimanda un´immagine quasi fotocopia di quella di molte ragazze che sabato hanno sfilato al corteo di Susa. Anche il piglio è il medesimo di quello di tanti valsusini che appoggiano le ragioni dell´anti-alta velocità. La guardi e immagini che faccia parte di una delegazione del movimento inviata in missione dalla valle per portare alla manifestazione di Chiamparino e del Pd le ragioni di chi è contrario. Ma quando la bandiera sventola si vede che la scritta questa volta è Sì Tav e lei oggi è in un angolo della sala gialla a rappresentare la versione di chi crede che la Torino-Lione sia un´occasione da non perdere per far aumentare l´occupazione. «Ho lavorato in un cantiere e mio marito è capocantiere. Sappiamo bene cosa significano la crisi, i licenziamenti, la paura del futuro». Simona è arrivata al Lingotto in pullman. Dalla valle di Susa ne sono arrivati due, una delegazione di cento persone distribuite nelle prime file della sala gialla. Simona invece è in piedi con altri quattro Sì Tav. Un ruolo da antagonisti, immagine del tutto speculare a quella dei molti dei comitati che sfilano in Val di Susa. Parla di un clima che non le piace. Dice che i suoi due bambini vengono catechizzati anche a scuola: «è incredibile, noi genitori spieghiamo alcune cose e poi a scuola gli raccontano che l´alta velocità non si deve fare, che la Torino-Lione non serve. Ricevono due messaggi diversi e tornano a casa No-Tav, un´assurdità che non riusciamo a contrastare».

Accanto a Simona tiene la bandiera Salvatore Federico è di Mattie, velocissimo a contrapporre il suo vessillo agli sberleffi dei ragazzi dell´Onda che ad inizio convegno irrompono irriverenti. «La mia bandiera Sì Tav in valle di Susa non posso metterla sul balcone. Se lo facessi riceverei insulti e minacce. Da noi non si può essere favorevoli all´alta velocità, secondo loro dovremmo nasconderci, la visibilità e la scena deve essere soltanto loro perché così possono dire che in Valle di Susa sono tutti contrari alla Torino-Lione. Sarebbe questa la democrazia che c´è in questo Paese, questa la democrazia di cui parlano i sindaci che vanno alle manifestazioni?». Sull´incendio al presidio di Borgone il commento è secco: «Si vede che qualcuno sta cominciando a stufarsi», replica dura Simona. Salvatore Cudazzo è di Condove e fa l´autista. Batte la mani entusiasta a Chiamparino, ma dice di votare per il centrodestra. «Per me non cambia nulla, ma voto Berlusconi. Solo vorrei che qualcuno si convincesse che in valle abbiamo bisogno di lavorare, se a fine mese non ci sono i soldi non sono i signori della politica che possono farceli avere. Se però parte un grosso cantiere in valle, allora i posti di lavoro ci saranno ed è questo quello che conta per noi».

Siamo un gruppo di calabresi, interviene Vincenzo Mannone, operaio: «Il problema è che ci dicono che siamo calabresi e mafiosi. Ormai siamo abituati. Non capiscono che qualcuno ha bisogno di lavorare perché deve mettere qualcosa nel piatto ogni giorno. E chissenefrega dei partiti».

Sì-Tav, il patto del Lingotto

Paolo Griseri – Repubblica

Ottocento persone nella sala gialla del Lingotto firmano il patto Sì Tav per la Torino-Lione. La Torino che conta, – imprenditori, associazioni di categoria e sindacati – si riunisce per dire Sì all´alta velocità e replicare alla manifestazione che sabato ha fatto sfilare ventimila No-Tav in Valle di Susa: «Una minoranza», dicono i promotori, il sindaco Chiamparino e i deputati Esposito e Merlo. È assente però il centrodestra, che nel pomeriggio replica con una contro-conferenza stampa in cui accusa l´iniziativa di Chiamparino di essere «insincera, contraddittoria e per nulla super partes». E Roberto Cota usa parole dure contro il Partito Democratico: «Il Pd ha dimostrato di essere contro la Tav, visto che venti sindaci hanno sfilato al corteo di Susa». La ricetta di Enzo Ghigo e di Osvaldo Napoli è una class action contro gli oppositori della Torino-Lione: «Lo faremo se non saranno rispettati i tempi». La Torino che conta si riunisce al Lingotto per dire sì alla ferrovia più contestata d´Italia. Il giorno dopo la grande manifestazione popolare di Susa, tocca ai favorevoli far vedere la loro forza. Che è nella capacità di schierare nelle prime file i vertici delle associazioni imprenditoriali e dei sindacati e di portare sul palco i vertici delle principali istituzioni, da Chiamparino a Saitta a Bresso.

La Presidente sceglie di non intervenire per rispettare il carattere bipartizan di una manifestazione che in realtà conta in sala solo esponenti del centrosinistra: «Abbiamo voluto evitare i toni da campagna elettorale anche se il centrodestra, che aveva organizzato con noi l´iniziativa, ha deciso di tirarsi indietro», spiega Stefano Esposito. È evidente che hanno giocato il diktat di Cota e lo scarso interesse della Lega Lombarda per un´opera che avvicina il Piemonte alla Francia e mette in crisi l´idea che il Nord Italia sia una grande periferia di Milano: «L´importante – aveva detto Bossi nei giorni scorsi – è che il Piemonte sia ben collegato alla Lombardia».

Si inizia con quella che appare da lontano come una imprevista contestazione «No Tav»: un gruppo di militanti con bandiere bianche e scritte rosse occupa il palco e viene ripreso dalle telecamere. Dopo poco si capisce che le bandiere sono solo un´imitazione di quelle della val di Susa e che la scritta è «Si Tav». Dal palco, dopo Esposito, prendono la parola gli esponenti delle associazioni imprenditoriali e dei sindacati. Tra gli interventi meno prevedibili, quello delle associazioni degli autotrasportatori, favorevoli a un´opera che, in teoria, dovrebbe togliere loro il lavoro. C´è anche l´esponente dei piccoli proprietari terrieri che protesta perché «molti di quelli che contestano non hanno nemmeno un pezzetto di terra e dunque pensano di dettar legge in casa d´altri».

Dalla platea, per scelta degli organizzatori, non si alzano esponenti dei partiti politici. Ci sono in sala i vertici di Pd, Udc (c´è il capogruppo al Senato, D´Alia) e Api, il nuovo partito fondato da Francesco Rutelli. Non c´è, ovviamente, la sinistra radicale che aveva sfilato sabato con i No Tav a Susa. E non c´è l´Italia dei valori: il partito di Di Pietro pur considerando la Tav «un sistema moderno ed efficace» ritiene che la val di Susa «non sia l´unico percorso possibile».

La serie di interventi dal palco viene chiusa da Antonio Saitta e Sergio Chiamparino. Il Presidente della Provincia mette in dubbio che «tutti coloro che hanno sfilato sabato siano valsusini» e accenna addirittura a «treni speciali» che sarebbero giunti da fuori Torino per dar man forte agli organizzatori del corteo. Il sindaco premette che «raramente in Italia si assiste a una manifestazione ‘per´». Poi, di fronte agli 800 in platea, parla del corteo No Tav: «Una manifestazione di dissenso di una rispettabilissima minoranza. Proponiamo un patto a tutti coloro che hanno e avranno responsabilità di governo, siano di destra, di centro o di sinistra: che si impegnino a mandare avanti un´opera prioritaria per il Piemonte».

Grande interesse per l´intervento di Mario Virano: «Prendo la parola come persona informata sui fatti». E spiega che «non vanno sottovalutate le perplessità di parte della popolazione». Poi chiede al movimento No Tav «di scegliere dove andare: se allo scontro frontale con governo, Regione e Provincia o se entrare nel vivo della discussione che si sta svolgendo nell´Osservatorio».

Lingotto, la giornata Sì-Tav col veto della Lega

PAOLO GRISERI – Repubblica

TORINO – La Sala Gialla del Lingotto, quella che servì da trampolino di lancio per la segreteria di Walter Veltroni, si riempie presto nonostante l´orario impossibile. Alle 10 della domenica mattina i 600 posti a sedere sono occupati e ci sono circa 200 persone in piedi. Inizia così la giornata dell´orgoglio «Sì-Tav» promossa da Sergio Chiamparino e da parlamentari di ambedue gli schieramenti. Una riposta di peso, anche se numericamente non paragonabile, ai 20.000 che sabato avevano manifestato in Val di Susa contro il supertreno.

In sala, accanto ai politici, ci sono i vertici delle associazioni imprenditoriali e dei sindacati. Mancano i parlamentari di centrodestra, che pure avevano partecipato all´organizzazione: «Non vogliamo fare polemiche – dice il deputato del Pd Stefano Esposito – ma ci dispiace molto che non abbiano potuto essere presenti». In realtà gli uomini del Pdl sono stati bloccati dal veto della Lega che in Piemonte candida Roberto Cota alle regionali e che non gradisce iniziative bipartisan nemmeno su un´opera che gran parte delle forze politiche riconosce come fondamentale per lo sviluppo del Nord-Ovest italiano: «L´importante – aveva tagliato corto Bossi nei giorni scorsi – è che il Piemonte sia collegato bene alla Lombardia».

Ma il principale assente della mattinata non è il centrodestra. Stupisce infatti che fra tanti esponenti del mondo imprenditoriale non si siano visti rappresentanti delle Ferrovie che pure la Torino-Lione dovrebbero costruirla. In realtà la società di Mauro Moretti finisce presto sul banco degli imputati. Tocca a Mario Virano, presidente dell´Osservatorio che ha riunito in questi anni governo e amministrazioni interessate, chiudere il suo intervento dal palco con un riferimento preciso: «Invito tutti coloro che hanno sfilato sabato contro la Tav a entrare nel merito della discussione e a non considerare l´opera come un mostro da abbattere. Invito tutti a fare la propria parte, a cominciare da Trenitalia». Mercedes Bresso, presidente uscente del Piemonte e ricandidata alla guida della Regione, sorride in prima fila: «Sono d´accordo con Virano. Perché il miglior modo per convincere i contrari che la Tav può essere utile è dimostrare da subito che le ferrovie possono funzionare. Lo stato dei treni pendolari e gli stessi ritardi della Frecciarossa non sono una buona pubblicità». Poche file più indietro Giovanni Nigro, responsabile dell´Agenzia per la mobilità di Torino, snocciola dati impressionanti: «Calcoliamo che nel periodo giugno 2008 – dicembre 2009 il dieci per cento dei treni pendolari della Val di Susa hanno accumulato ritardi eccessivi, quasi sempre superiori alla mezz´ora. Questo significa che cinque treni al giorno o sono arrivati in grave ritardo o sono stati addirittura soppressi. In un anno e mezzo circa 2.500 treni».

In queste condizioni la battaglia dei «Sì-Tav» si presenta ancora in salita anche se, sottolinea Chiamparino, «non era scontato che tutte queste persone partecipassero in Italia a una delle poche iniziative ‘per´ e non ‘contro´ qualcosa». Nel pomeriggio, in un albergo del centro, il centrodestra replica con una propria iniziativa a favore del supertreno. «Non abbiamo aderito alla manifestazione del Lingotto – dice Roberto Cota – perché il Pd è contro la Tav». Per superare l´opposizione dei valligiani al supertreno, l´avvocato leghista propone «la class action contro il movimento No Tav». In Val di Susa intanto qualcuno ha incendiato nella notte uno dei presidi sorti contro la nuova ferrovia: «Ecco i frutti della campagna di odio contro di noi», dicono in valle.

Dalla Valsusa in 100 alla manifestazione

Maurizio Tropeano – La Stampa

L’altra Valsusa si muove con imbarazzo, qualche paura e molta disorganizzazione. E’ la prima volta che i Sì Tav montanari si mettono in mostra e poco importa se oggi sono ancora in pochi. «Ma speriamo che questa sia una scintilla», spiega Patrizia Ferrarini. La galaverna battezza il debutto di quella che si considera l’avanguardia della maggioranza silenziosa che anche in Valle vorrebbe il supertreno ma «per battere i No vogliamo tutto, subito e adesso», spiega Salvatore Cudezzo, autista.

Quello slogan racchiude la madre di tutte le richieste: incentivi fiscali, convenzioni e lavoro per la valle adesso, prima dell’avvio del grande cantiere del 2013. Il motivo? «Perché altrimenti noi non riusciamo più ad andare avanti», spiegano in coro Cudezzo e un gigante che preferisce farsi chiamare con il soprannome, Danielone.

Piazza del Mercato di Susa. Alle otto del mattino si presentano i due autobus che porteranno un centinaio di persone alla manifestazione organizzata al Lingotto dal sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. «Peccato che non sia bipartisan ma abbiamo deciso di andarci lo stesso: non vogliamo avere padrini politici», spiega Michele Cribari, portavoce del consorzio di imprenditori che ha promosso l’iniziativa.

E’ la prima volta che ci mettono la faccia anche se c’è un regista che ha studiato la scenografia. Prima di partire spuntano bandiere bianche con le scritte rosse come quelle dei comitati di protesta ma invece del No c’è la scritta «Sì Tav» e il nome dei paesi di residenza. Fa freddo e Francesco Mannarino sfoga tutta la sua rabbia: «Sono stufo di andare a lavorare a Milano per mille euro al mese per cercare di non morire di fame. Basta con queste proteste. Voglio lavoro».

Lavoro, prima di tutto. «E basta con questi no Tav: sono tutti pensionati o hanno un posto fisso e nessun problema di reddito», fa eco Vincenzo Mammone. Cudezzo racconta di aver litigato ieri sera su Facebook con un No Tav, ma «non ho paura perché chiedo e voglio è solo una cosa: lavorare». Da due mesi è a casa. Danielone è disoccupato da più tempo ed è anche molto arrabbiato: «Se sono qui oggi non è perché mi hanno pagato come sostengono quelli là, ma perché non riesco più ad andare avanti».

Salgono ordinati sui due autobus messi a disposizione dal neonato Consorzio che raggruppa 93 imprese di valle. Che cosa si aspettano da quelli del Lingotto? «Qualcosa che avrebbe dovuto arrivare prima di adesso. Attenzione per le imprese e per i nostri lavoratori», spiega ancora Cribari.

In viaggio dipingono una situazione che ricorda la grande depressione: disoccupazione, miseria, paura. La Tav è come la manna, il miracolo che può ridare speranza: «Ma qui deve partire subito qualcosa, altrimenti la Valle muore», spiega Fiorella. «E’ già morta», risponde Grazia. Sono sedute in seconda fila in questo autobus granturismo che sta viaggiando sulla A32: «Siamo qui perché ci aspettiamo da chi governa di avere qualcosa subito senza aspettare l’avvio della Tav».

L’autobus imbocca la tangenziale in direzione Lingotto. Valter Nurisso e Anzio Dezorus raccontano di essere andati fino ad Ancona e Bari per lavorare, perché «qui fatichiamo un giorno e dieci restiamo a casa. Non ce la facciamo più». La Tav, dunque, come ultima risorsa «perché porta lavoro così come lo ha portato il cantiere di Pont Ventoux, dove hanno lavorato anche i valligiani e quelli che arrivavano da fuori andavano a rifocillarsi nei bar e nei ristoranti».

Per loro non esiste un altro modello di sviluppo, anche se vogliono che la Tav «rispetti l’ambiente e la salute». Al parcheggio del Lingotto sono accolti come eroi: fotografi, telecamere, giornalisti. Sono arrivati in anticipo e aspettano in silenzio l’avvio delle danze. Sono loro i protagonisti ma vengono ingoiati dalla nomenclatura politica ed economica. Cribari dal palco chiederà ancora attenzione. Si spengono le luci. Si torna in valle, «rinfrancati – precisa Ferrarini – e con una sensazione positiva».

I veleni elettorali sul fronte del Sì Oggi a Susa i No Tav

LaStampa

La Torino-Lione avrà un peso determinante sulla prossima campagna elettorale, soprattutto nella costruzione delle alleanze e dei rapporti tra la politica e le categorie sociali. La puntualizzazione di Umberto Bossi sulla necessità di fare la Tav rafforza la linea dei falchi del centrodestra, soprattutto del leghista Roberto Cota, lo sfidante della Bresso, fa sì che anche chi aveva promosso l’iniziativa come il sottosegretario alle Infrastrutture Mino Giachino o l’onorevole Osvaldo Napoli alla fine non parteciperà all’appuntamento del Lingotto. Alla fine anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, avrebbe condiviso lo stop imposto dal coordinatore Enzo Ghigo che accusa la Bresso di fare il doppio gioco perché «fa alleanze elettorali con il segretario di Prc, Paolo Ferrero, che oggi parteciperà alla marcia No Tav in programma a Susa».

Certo, resta da spiegare agli imprenditori, soprattutto valsusini che per la prima volta scenderanno a Torino, il perché di questa scelta. E così ieri sera, Giachino, Cota, Ghigo e l’europarlamentare Vito Bonsignore, hanno incontrato una delegazione illustrando le cose fatte dal governo per portare avanti il progetto. E Cota attacca: «Ferrero non è certo un mio alleato».

Bresso e il Pd, però, hanno escluso ogni accordo politico e la federazione della sinistra non avrà posti in giunta. Gianfranco Morgando, però, segretario regionale democratico mette dei paletti: «E’ vero che con la sinistra non siamo divisi da un abisso ma solo da un fossato ma il problema è che a forza di alzare i toni della polemica contro la Tav questo fossato invece di ridursi si allarga». E da questo punto di vista è evidente che l’adesione di Ferrero e della Federazione della Sinistra alla marcia No Tav che oggi partirà alle 14 dall’autoporto di Susa «non aiuta certo a colmare la distanza anche perché è inaccettabile accostare chi vuole fare la Torino-Lione alla mafia o a chi si fa portatore di interessi occulti».

Ma Ferrero, nell’annunciare la sua adesione, spiega: «Come recita il volantino che promuove la manifestazione, saremo in prima fila a protestare contro il partito trasversale degli affari che vorrebbe trasformare il nostro territorio in un enorme cantiere per almeno vent’anni e in solidarietà alle amministrazioni comunali sotto attacco».

E Morgando è alle prese anche con il problema dei ribelli del Pd. Oggi il presidente della Comunità montana Valsusa e Valsangone, Sandro Plano, sarà ascoltato dai garanti del partito che devono accertare se abbia o meno violato lo statuto. Ma a parte le storie personali resta un problema politico e nel partito si sta facendo strada l’ipotesi di mettere sotto tutela gli organi collegiali valsusini. Morgando non parla mai di commissariamento ma il senso di scegliere una «gestione straordinaria degli organismi di coordinamento di Valle» ha lo stesso valore politico.

Intanto a Susa i militanti No Tav hanno fatto il porta a porta in ogni comune con l’obiettivo di portare in piazza a protestare contro la Torino-Lione e l’avvio dei sondaggi, migliaia di persone

Tav, Marchionne dalla parte del Sì

Sara Strippoli – Repubblica

Sull´incontro di domani al Lingotto dei “Sì Tav” manda il suo messaggio Sergio Marchionne: «La Torino-Lione è cruciale, da fare il più in fretta possibile. La Fiat lo ripete da sempre, da quando, vent´anni fa, Umberto Agnelli si spese in prima persona, assumendo la presidenza del primo comitato promotore». In parallelo, del Pdl e dello spirito bipartisan resta solo il fantasma, e gli organizzatori del Pd lasceranno deliberatamente vuote le sedie dei vecchi amici-avversari con i cartelli dei nomi in bella vista: Napoli, Zanetta, Giachino. I promotori del centrodestra hanno obbedito al diktat del partito e non ci saranno. Mentre oggi alle 14 sfila il movimento dei contrari all´opera, dalla comunità montana Sandro Plano lancia accuse sulla irregolarità dei sondaggi a Chiusa San Michele e il segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero annuncia la sua presenza a Susa. Invece domani in Sala gialla sarà presente anche il presidente onorario di Exor Gianluigi Gabetti. Sergio Chiamparino liquida con una battuta l´assenza del Pdl: «Ci auguriamo la più ampia partecipazione, ma ognuno si assume le sue responsabilità». Poi ribadisce che il convegno del Lingotto «serve a chiarire che chiunque vincerà le elezioni si impegnerà a realizzare la Torino-Lione». Di ora in ora le adesioni crescono. Annuncia la sua partecipazione il sindacato di centrodestra Ugl e si conferma l´arrivo del responsabile infrastrutture del Pd nazionale Matteo Mauri. Il ministro degli esteri Franco Frattini, ieri a Torino, ha detto che la Torino-Lione è un progetto «di cui dovremo parlare solo per attuarlo, non certo per metterlo in discussione». Fra i perplessi, 22 imprenditori della Provincia di Torino che polemizzano sulla presenza annunciata dal presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello: «Crediamo che la sua debba essere una posizione espressa a titolo personale». E in casa Pd, lo scettico della Torino-Lione Roberto Della Seta scatena le reazioni dei promotori Chiamparino-Esposito e Merlo.

Ancora battibecchi fra Mercedes Bresso e lo sfidante del Carroccio Roberto Cota. «Il Pdl si fa ricattare dalla Lega che ha dimostrato di essere contraria alla Tav» attacca Bresso , commentando la decisione del Pdl di non partecipare. Replica l´avversario: «Questo approccio negativo di Bresso che cerca fantasmi da colpire è lo stesso che ha relegato il Piemonte in posizione subalterna ed isolata rispetto all´Europa». Il leader della Lega Nord Umberto Bossi ieri ha corretto il tiro: «Certo che sono favorevole all´alta velocità».

Pdl, pressioni di Cota e Ghiglia E i promotori disertano il Lingotto

SARA STRIPPOLI – Repubblica

IL PARTITO detta la linea, le truppe recalcitrano e alla Sì Tav del Lingotto vorrebbero andare o non andare in libertà. In tempi di partiti plurali, quanto lo è il Pdl di Cota e Ghigo? In mattinata, ore 11,30, il capogruppo regionale del Pdl Angelo Burzi annuncia con piglio deciso che domenica sarà alla manifestazione bipartisan.«Semplice. Io sono favorevole alla Tav, quindi ci andrò». Pochi minuti dopo, l´ex-assessore all´Agricoltura della giunta Ghigo Ugo Cavallera si inventa una quarta condizione in aggiunta alle tre dettate da Cota la scorsa settimana: «Se loro verranno ad un convegno sul terzo valico, noi potremmo andare in Sala gialla». Nei giorni scorsi il vicepresidente del Consiglio comunale Michele Coppola aveva dichiarato di voler essere presente.

Alle 13 il partito, diventato d´improvviso assai meno plurale, è costretto “obtorto collo” a ricomporsi. Il coordinatore Enzo Ghigo annuncia con decisione che al Lingotto «non si va» e che nel pomeriggio di domani il Pdl terrà una contro-conferenza stampa: «Non copriremo le contraddizioni del Pd e di Chiamparino». E cosa faranno Osvaldo Napoli, Walter Zanetta e il sottosegretario Mino Giachino, entusiasti promotori dell´iniziativa bipartisan? «Nessuno di loro andrà. Hanno sbagliato», risponde secco il senatore Pdl, quasi stesse parlando di studenti discoli colti in fallo a marinare la lezione. Nel pomeriggio Giachino ammette che non sarà al Lingotto: «Io faccio parte del governo e questa è la posizione, il centrosinistra avrebbe dovuto soddisfare almeno una delle condizioni richieste». Poco dopo è Osvaldo Napoli, il promotore dei promotori, a tentennare. All´aeroporto di Pechino risponde al cellulare e cade dalle nuvole. «Ghigo dice che ho sbagliato? Io non credo, ma adesso lo chiamo». Due ore dopo arriva il suo comunicato. Tutta un´altra storia: «Lo strabismo di Bresso rende impossibile una nostra partecipazione e, in sintonia con Ghigo, ho deciso di non partecipare». Peccato che avesse da poco approvato un documento concordato con il sindaco di Torino sull´importanza dell´iniziativa. Hanno avuto forti pressioni per non andare, è il messaggio che circola con insistenza. Enzo Ghigo smentisce: «Abbiamo semplicemente detto che ciascuno si assume le sue responsabilità». E Burzi? «Non avrà letto i giornali, adesso lo chiamo io», risponde il coordinatore prima di incontrare con Giachino, Bonsignore e Cota gli imprenditori del nuovo consorzio valsusino. Il capogruppo regionale in serata conferma: «Sono distratto, se questa è la linea del partito mi adeguo e resto volentieri a dormire». Riassunto finale? È passata la linea di Cota e di Ghiglia. Erano giorni infatti che il veggente Agostino andava dicendo che alla fine tutti sarebbero stati richiamati all´ordine e nessuno si sarebbe presentato in Sala gialla. In fondo non era quella del lancio del Pd di Veltroni? Che c´azzecca il Pdl?

Partito Democratico: ora è Si-Tav

Buongiorno Piemonte, oggi i grandi dirigenti dicono sì alla Tav, sì alla realizzazione della linea veloce tra Torino e Lione. Siete un po’ confusi? Anche noi. Mentre i francesi stanno perforando da tempo nel loro versante, i vertici piemontesi del Partito Democratico hanno deciso solo negli ultimi giorni di appoggiare il traforo transalpino, finora osteggiato anche da molti sindaci della Val di Susa dello stesso schieramento. Un cambio di rotta. Infatti, dopo anni di sì e no gridati, anche in piazza, è proprio il Pd alla testa dei Sì-Tav, con il suo sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che con un patto solenne e un simbolo politicamente autonomo, anche se molto somigliante a quello del Partito Democratico, ha deciso che domenica prossima i Sì-Tav si consacreranno a movimento. La manifestazione d’inaugurazione è stata promossa anche da Stefano Esposito e Giorgio Merlo del Partito Democratico, da Osvaldo Napoli e Walter Zanetta del Popolo della Libertà oltre che dal sottosegretario ai trasporti Mino Giachino, e si terrà il 24 gennaio nella sala gialla della prestigiosa sede del Lingotto. «Abbiamo deciso di dotarci di un simbolo e soprattutto di un patto», dice il deputato Pd Stefano Esposito, «che lanceremo al Lingotto con tutti quelli che ci saranno e che riconosceranno che la Tav è un’opera necessaria per il futuro del Piemonte e dell’Italia, politicamente neutra. Quindi chi lo sottoscrive si impegnerà, che faccia parte della maggioranza o dell’opposizione, a spingere e mai a ostacolare la sua realizzazione». Un movimento al quale hanno aderito già 1300 persone, l’unione industriali, sindacati, 100 imprenditori della Valsusa, la Fismec, la Cna associazione artigiani. Politicamente, a parte rifondazione comunista e le altre sigle dell’estrema sinistra che puntano sui No Tav, ai Sì Tav hanno aderito il Pd, l’Udc, l’Api e l’Idv. Rimangono fuori il Popolo della Libertà e Lega Nord, anche se parte del Pdl teme di perdere in questo modo il merito di questa Torino-Lione così europea.

In realtà, le proteste in Val Di Susa non hanno conosciuto ancora un attimo di pausa. Solo ieri, 200 esponenti No-Tav, alle 6 del mattino, si sono diretti in massa lungo la strada statale 27 in direzione Sitaf, la concessionaria dell’autostrada A32 e del traforo del Frejus. L’obbiettivo era quello di bloccare i lavori iniziati con l’arrivo di una trivella per il controllo tecnico del territorio e per la ricerca di eventuali risorse minerarie.

Intanto gli organizzatori dichiarano: «Dire sì alla Tav oggi significa ribadire un impegno programmatico che registra una adesione politica ed istituzionale trasversale che è decisiva per lo sviluppo economico e produttivo del Piemonte e di tutto il Nord Ovest del nostro paese. E dire sì oggi alla realizzazione della Torino-Lione significa anche accettare la sfida del futuro che non può essere frenato da spirito conservatore e pregiudiziali ideologiche».

L’impressione è che il movimento No-Tav non si fermerà di fronte a questa nuova presa di posizione del partito di centro sinistra. Staremo a vedere.

Via Style.it

Il Piemonte ora dice Sì alla Tav

Antonio Calitri – ItaliaOggi

Domenica al Lingotto, la prima manfestazione, che non è targata solo Pd. Cauta la Bresso

Chiamparino guida il movimento dei favorevoli ai lavori

Dopo le proteste dei No Tav arriva il partito dei Sì Tav. Con un patto solenne e un simbolo politicamente autonomo, anche se molto somigliante a quello del Pd, si consacreranno domenica prossima a movimento cittadini e organizzazioni favorevoli alla realizzazione del traforo della Val Susa e alla realizzazione della linea veloce tra Torino e Lione.

Parte dal Pd infatti ma rischia di sfondare a destra il nuovo “partito” tanto che il candidato governatore leghista Roberto Cota e il capo del Pdl regionale Enzo Ghigo pur avendo negato l’adesione, hanno incominciato a litigare sulla partecipazione. Anche perché molta parte del Pdl (compresi tre organizzatori) non vuole lasciare ai democratici la regia e il merito della manifestazione che potrebbe segnare una svolta pari a quello che con la marcia dei 40 mila colletti bianchi della Fiat, il 14 ottobre 1980 segnò il punto di rottura della lotta sindacale italiana.

Ispirata dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino che ha trovato uno sbocco politico dopo l’uscita dal comune (nel 2011) e promossa insieme ai Pd Stefano Esposito e Giorgio Merlo, e ai Pdl Osvaldo Napoli e Walter Zanetta oltre al sottosegretario ai trasporti Mino Giachino, domenica prossima nella sala gialla del Lingotto si terrà la manifestazione che darà inizio al movimento dei Sì Tav. Un movimento al quale hanno aderito già 1300 persone, l’unione industriali, sindacati, 100 imprenditori della Valsusa, la Fismec, la Cna. Politicamente, a parte rifondazione comunista e le altre sigle dell’estrema sinistra che puntano sui No Tav, ai Sì Tav hanno aderito il Pd, l’Udc, l’Api e l’IdV.

Restano fuori ufficialmente il Pdl e la Lega convinti che dopo che il Pd ha fermato i lavori, debba essere lo stesso partito a prendersi l’onere di farli ripartire. Anche se la questione sta creando dei malcontenti non tanto nella LegaNord, schierata compatta contro la manifestazione ma nel Pdl che non vuole lasciare al Pd la guida di questa battaglia civile.

Ma cosa accadrà domenica? «Abbiamo deciso di dotarci di un simbolo e soprattutto di un patto» spiega a ItaliaOggi il deputato Pd Stefano Esposito, «che lanceremo al Lingotto con tutti quelli che ci saranno e che riconosceranno che la Tav è un’opera necessaria per il futuro del Piemonte e dell’Italia, politicamente neutra. Quindi chi lo sottoscrive si impegnerà, che faccia parte della maggioranza o dell’opposizione, a spingere e mai a ostacolare la sua realizzazione».

Una sorta di patto per la Tav probabilmente ispirato dal berlusconiano Patto per l’Italia del 2001, che non vedrà tra i protagonisti la governatrice Mercedes Bresso. «Ci ha detto che passerà» spiega Esposito, «ma per motivi di opportunità politica, non farà interventi nella manifestazione». Quindi nessun capello politico anche se dal simbolo appena preparato non si direbbe.

La scritta Si Tav si richiama esattamente ai colori del Pd mentre le multicolorate sagome sembrano ispirarsi all’arcobaleno dell’estrema sinistra. «Il simbolo», spiega Esposito, «è stato scelto da cinque proposte venute da nostri giovani collaboratori. In particolare questo è stato ideato da due ragazzi, Mauro Sterpone e Raffaele Bianco. Sulla scritta devo ammettere che effettivamente assomiglia a quella del Pd e me ne assumo tutte le responsabilità. Il Sì era nero fino a qualche ora prima dell’ufficializzazione, ma non mi convinceva. Bianco non si poteva fare e quindi ho optato per il verde. L’arcobaleno delle sagome però non vuole affatto strizzare l’occhio alla sinistra ma rappresentare l’arcobaleno della pace». Appunto quello usato dai no global.

Grafica a parte, la forza dirompente del simbolo arriverà in un secondo momento. «Sicuramente», conclude Esposito, «da domenica rappresenterà ogni azione del movimento. Ma stiamo pensando anche alla possibilità di utilizzarlo per contraddistinguere i candidati, di qualsiasi partito, che aderiranno al patto e che quindi si impegnano a spingere per la realizzazione della Tav».

Crescono le adesioni “Sì Tav” ma sfuma il sogno bipartisan

MARCO TRABUCCO – La Stampa
Sono già oltre 1300 le adesioni alla manifestazioni Si Tav che si terrà domenica alle 10 a Torino, alla Sala Gialla del Lingotto Fiere. Una manifestazione ideata dal sindaco Sergio Chiamparino e dai parlamentari Stefano Esposito e Giorgio Merlo del Pd e Osvaldo Napoli e Mino Giachino del Pdl. Ma che alla fine nonostante la partecipazione anche di esponenti del centrodestra (ci sarà anche il vicepresidente del Consiglio comunale torinese Michele Coppola), non avrà quel marchio bipartisan che era nelle intenzioni di chi l´ha lanciata.
Il Pdl infatti ufficialmente non ci sarà: «Salvo sorprese dell´ultima ora, noi non andremo al Lingotto – conferma il coordinatore piemontese Enzo Ghigo – non ci stiamo a fare la foglia di fico di un Pd che così vuole rifarsi una verginità sul tema Tav. Noi avevamo chiesto che almeno Bresso garantisse di non allearsi più con la sinistra radicale e che il Pd espellesse i suoi sindaci No Tav. Non abbiamo avuto risposta. Per questo domenica organizzeremo invece una conferenza stampa per spiegare le ragioni del nostro no». Replica Esposito: «Continuiamo a sperare che Ghigo capisca lo spirito di questa iniziativa che non vuole essere una prova muscolare né una manifestazione di partito, ma solo un momento aperto a tutti per dire che la Tav ha dei sostenitori e portare avanti le nostre ragioni. Speriamo che venga lui, ma anche Roberto Cota candidato del centrodestra alle Regionali sarebbe il benvenuto. Così come Mercedes Bresso che verrà, ma che non interverrà, proprio perché questa non è una manifestazione elettorale». Esposito conferma che sono ben accetti anche interventi No Tav: «Tutti hanno diritto di far conoscere le proprie ragioni».
Ieri è stato presentato il simbolo della manifestazione, un gruppo di uomini e di donne, multicolore, sovrastato dalla scritta Sì Tav. Tra le ultime adesioni quelle della Fai (Federazione autotrasportatori italiani), del Cna, di Fismic e Uil Piemonte, dei Radicali e dei Moderati oltre all´Udc e al Pd e all´Api, di Unioncamere e Confindustria Piemonte. Un gruppo consistente di imprese della val Susa ha poi deciso di istituire un consorzio «per tutelare il lavoro ed i lavoratori della Valle».
Il sindaco Sergio Chiamparino – che stamani sarà ospite di Repubblica tv dalle 11,30 per spiegare le ragioni della manifestazione di domenica – ha sottolineato ai microfoni di Radio anch´io «come la Tav consentirà di liberare l´attuale ferrovia, permettendo di migliorare il sistema dei trasporti di rango locale e regionale». E avrà anche benefici sull´ambiente: «Porterà nei prossimi decenni al cambio di modalità del sistema di trasporto, favorendo quello su rotaia a scapito di quello su gomma, che dal punto di vista ambientale è molto più impattante».

INTIMIDAZIONE NO-TAV A DIRIGENTE SINDACALE

(ANSA) – TORINO, 20 GEN – Questa mattina uno striscione intimidatorio nei confronti del segretario generale della Fillea Piemonte, e firmato no-Tav, e’ stato ritrovato esposto all’esterno della sede Cgil di Torino. A renderlo noto e’ lo stesso sindacato.
La Cgil Nazionale in una nota ‘condanna questo episodio ed esprime piena solidarieta’ al segretario generale della Fillea piemontese, nel contempo invita il movimento no-Tav a isolare tutti coloro che al libero confronto delle idee contrappongono l’intimidazione e la violenza come arma per la lotta politica’.
‘Non saranno certo episodi intimidatori – conclude la nota – a far cambiare opinione alla Cgil sulla realizzazione di un’opera utile non solo allo sviluppo del Piemonte ma a quello dell’intero Paese’.(ANSA).

E il fronte del “Sì” fa breccia in valle

MASSIMO NUMA – La Stampa

Alle 11 di un martedì non qualunque per la Val Susa, cioè quando le trivelle della Tav stanno già lavorando da ore, cade un altro pezzo del “muro di Berlino”. Piazza del mercato, arriva il camper dell’Osservatorio. A bordo ci sono i geologi. C’è tensione. Hanno il compito di rispondere alle domande della gente, di chiunque voglia tentare di farsi un’opinione propria, lontana dal martellante coro di «no».

I pochi carabinieri sono pronti a intervenire, a difendere il banchetto con i volantini che spiegano ragioni e particolari tecnici dell’Alta Velocità. Dopo pochi minuti ecco il presidente della Provincia Antonio Saitta e l’assessore regionale ai Trasporti Daniele Borioli. Senza scorta, seguiti solo da un paio di funzionari. Adesso sono qui, nel regno di Alberto Perino e ora anche degli autonomi dei centri sociali. Al tavolo del «giuramento» di Bussoleno, c’era pure Raffaele Rizzo, uno dei capi del centro sociale Askatasuna. Sole alto, mercato pieno di gente. Saitta si ferma e chiede: «Allora, cosa ne pensate? Ci sono dei tecnici, sono in grado di darvi informazioni precise. Chiedete».

I valsusini, all’inizio, sono diffidenti. Borioli si ferma a discutere con una signora. Toni polemici ma civili: «La nostra valle è stata massacrata, e da decenni, non è più in grado di sostenere decenni di lavori…», dice. I progetti dovranno rispettare l’ambiente, avranno al centro la salvaguardia non solo della natura ma anche della salute, replicano gli amministratori. Sulla «main street» sfila una lunga fila di camion, costretti a uscire dall’autostrada per il blocco organizzato dai No-Tav. «Avete agito male – dice rabbioso un reduce dal presidio – con i sondaggi nei terreni della Sitaf, fatti di nascosto, senza trasparenza, senza lasciarci la possibilità di controllare». «Sono in regola quei cantieri, rispettano le norme di sicurezza», è la replica. «È democrazia, questa?». «I sondaggi vanno fatti, state sicuri che l’Osservatorio segue tutte le procedure».

Intanto, a fianco del camper dei geologi ne compare un altro. Quello dei NoTav. «Punto informativo» è scritto su un cartello appiccicato alle fiancate. La passeggiata nel mercato di Susa continua sino a quando non compare un piccolo gruppo. Uomini e donne, bandiere con il treno crociato. Il tono è cambiato. I primi insulti sono contro i giornalisti: «Venduti, domani scriverete che eravamo in duecento cretini ma la valle è nostra, noi la difendiamo». E a Saitta-Borioli: «State cedendo alle lobby mafiose, siete complici…Venite qui ma alle nostre domande non rispondete. Scappate via di corsa, sulle auto blu pagate da noi».

E urla un NoTav napoletano: «Guarda che carta patinata, chissà quanto costa, non badate a spese, li avete i soldi, voi!». Replica della geologa: «Guardi che è carta ecologica». Non importa. Cresce l’intolleranza. «Tanto non ci riuscirete mai, fermeremo i cantieri, sempre. A sarà dura! Vergogna!». La contestazione dura poco. Tre, quattro minuti. Un signore con la sciarpa e una cartelletta blu sotto il braccio si avvicina a Saitta. «Senta, come mai tollerate che i cantieri non rispettino la legge?». Scatta il presidente: «Come non rispettiamo la legge! Lei come si permette! Se vuole chiarimenti, siamo qui ma gli insulti no». Saitta e Borioli se ne vanno indisturbati. Accolti, tutto sommato, bene.

Restano i geologi. I No-Tav li circondano pacificamente, li costringono a estenuanti maratone oratorie. Così non possono distribuire i volantini. Tre autonomi li prendono tutti e li fanno sparire. Ma ieri le persone favorevoli alla Tav si sono messe a discutere, senza paura, con i sostenitori del No. In piazza. E davanti a tutti.

Torino-Lione, i No Tav occupano l´autostrada

Paolo Griseri – Repubblica

SUSA (TO) – Partono i sondaggi nel cuore della valle che quattro anni fa si era opposta alla Tav. Le trivelle cominciano a lavorare in mattinata mentre al mercato di Susa arriva addirittura un camper informativo dei «Sì Tav» con il presidente della Provincia e l´assessore ai trasporti che incontrano le massaie. Scene inimmaginabili fino a poco tempo fa. Scene che scatenano la protesta del movimento contrario al supertreno. Due blocchi dell´autostrada verso la Francia, la A 32, sono la risposta immediata dei No Tav: duecento circa al mattino, il doppio al blocco in serata. Ma la speranza del movimento è nella manifestazione indetta per sabato prossimo a Susa. Sarà un fine settimana incandescente: il giorno dopo infatti a Torino scenderà in campo il popolo «Sì Tav» per un manifestazione bipartizan voluta dal sindaco Sergio Chiamparino. Sui cellulari della valle l´allarme scatta via sms alle 3,30, in piena notte: «Trivella a Susa». Bastano poche parole, tutti capiscono il significato simbolico della frase: per la prima volta i sondaggi necessari a definire il tracciato della nuova linea ferroviaria sono arrivati al centro della valle. Il nuovo cantiere è a poche centinaia di metri dal presidio che nel fine settimana i No Tav avevano fatto sorgere su uno dei 91 punti scelti per il lavoro di carotaggio. La trivella è protetta da centinaia di agenti, una roccaforte praticamente inespugnabile. Si prevede che possa lavorare per due o tre giorni, per indagare il sottosuolo di quella che dovrebbe essere la nuova stazione internazionale di Susa. «Non verranno mai in valle, glielo impediremo», avevano promesso nei giorni scorsi i leader del movimento. La macchina ora è lì, che si avvita e sputa acqua, una clamorosa smentita di quelle promesse. Il corteo che si forma alle 10 del mattino per andare a bloccare l´autostrada è dunque animato dalla rabbia e dall´impotenza. I manifestanti sono circa duecento, sufficienti a bloccare i tir, decisamente pochi per tentare di sfondare i cordoni di polizia. Si avvicinano alla trivella, che lavora a poche decine di metri dalla carreggiata ma poi scelgono di sfilare rientrando al presidio senza incidenti. Il traffico rimane paralizzato per due ore. In serata la scena si ripete. Alla nuova manifestazione partecipa più del doppio dei militanti del mattino. Questa volta il blocco dura poco più di un´ora. Al presidio arriva la solidarietà di Beppe Grillo, che andrà a Susa domani pomeriggio. La Fiom aderisce alla manifestazione No Tav di sabato prossimo. Ma accanto a queste notizie i No Tav devono mettere in conto la conclusione di 7 dei 12 sondaggi previsti entro il 31 gennaio e, soprattutto, la rottura del fronte compatto che quattro anni fa aveva bloccato le trivelle. Al mercato di Susa un gruppo di disoccupati ha contestato chi si oppone al supertreno. E Mario Virano, presidente dell´Osservatorio che ha organizzato i sondaggi, si gode i risultati della giornata: «Abbiamo svolto prove tecniche di normalità».

LUNEDI’ 18 GENNAIO 2010 – Ore 11.00 PRESENTAZIONE DELL’INIZIATIVA POLITICA BIPARTISAN Sì TAV

Lunedì 18 gennaio 2010, dalle ore 11.00, presso il Circolo dei Lettori (Via Bogino, 9), a TORINO, si svolgerà la Conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa politica bipartisan per la realizzazione della Torino-Lione, in programma domenica 24 gennaio presso la Sala Gialla del Lingotto Fiere.

Interverranno il Presidente nazionale dell’Anci Sergio CHIAMPARINO, il Vice Presidente nazionale dell’Anci On. Osvaldo NAPOLI, i Deputati del PD del Piemonte On. Stefano ESPOSITO e On. Giorgio MERLO ed il parlamentare del Pdl On. Walter ZANETTA.

Sono stati invitati tutti gli aderenti all’iniziativa.

TAV:CHIAMPARINO, ESPOSITO E MERLO, DESTRA IN DIFFICOLTA’. REPLICA A COTA

(ASCA) – Roma, 13 gen – ”L’iniziativa politica bipartisan del 24 gennaio per la realizzazione della Torino-Lione non puo’ essere sottoposta a condizionamenti di natura elettorale. Infatti, lo spirito della manifestazione -come confermano le centinaia di adesioni arrivate sino ad oggi anche dal mondo economico e produttivo piemontese- e’ finalizzato ad evitare che la Tav diventi un terreno di scontro elettorale e tra i rispettivi schieramenti politici”.
Lo affermano in una dichiarazione comune il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, Stefano Esposito e Giorgio Merlo.
”Stupisce, al riguardo -aggiungono-, l’atteggiamento dell’On. Roberto Cota (capogruppo alla Camera della Lega Nord, n.d.r.) che da un lato dichiara la disponibilita’ ”piena e convinta’ a partecipare alla manifestazione e, dall’altro, piega questa partecipazione a condizioni politiche ed elettorali radicalmente estranee e contrarie allo spirito della manifestazione. Cosa c’entrano le dimissioni dell’assessore Artesio con la partecipazione all’incontro del Lingotto? Cosa c’entra la coalizione che sosterra’ Mercedes Bresso – che sara’ giudicata per la sua coerenza dagli elettori piemontesi il 28 marzo – con l’iniziativa bipartisan sulla Torino-Lione?”.
”Chi scrive -prosegue la nota- ha da sempre sostenuto l’errore politico dell’alleanza tra settori del PD valsusini e le liste No Tav per il nuovo governo della comunita’ montana e la necessita’ che il nostro partito faccia chiarezza definitiva rispetto a comportamenti politici in aperto contrasto con le indicazioni del PD. Anche grazie alla nostra iniziativa il PD piemontese ha assunto la decisione di deferire agli organi competenti la posizione assunta da Plano e dagli amministratori PD della valle. Ma anche questi argomenti nulla c’entrano con le scelte del centro destra che utilizzano strumentalmente alcuni elementi per spiegare la difficolta’ a partecipare alla manifestazione del Si’ Tav del prossimo 24 gennaio al Lingotto”.
”Tuttavia, ci auguriamo -concludono Chiamparino, Esposito e Merlo- che il centrodestra piemontese riveda la sua posizione e partecipi attivamente alla manifestazione del si’ alla Torino-Lione sgombrando definitivamente il campo da inutili politiche di basso cabotaggio.
Siamo convinti che la grande manifestazione del 24 a Torino possa diventare l’occasione per sancire un patto politico trasversale finalizzato unicamente, al di la’ del vincitore delle prossime elezioni regionali, a garantire la realizzazione della Torino-Lione”.
Roberto Cota nel pomeriggio aveva lanciato una sorta di aut aut al Pd dicendo ”faccia chiarezza o non parteciperemo alla manifestazione promossa dal sindaco di Torino per il 24 a sostegno della Tav”. E come prova aveva avanzato due richieste: ”Il presidente della Regione Piemonte, Bressa, tolga la delega agli assessori espressione delle forze contrarie alla Tav e dica no ad alleanze con le forze politiche ‘No Tav’ e sia sfiduciata la comunita’ montana che sta bloccando i sondaggi e quindi la realizzazione dell’opera”.